Il Referendum divide i democratici . «Evitabile e inutilmente costoso»

Il Referendum divide i democratici . «Evitabile e inutilmente costoso»
A Galimberti, che fa parte del Comitato del Pd del Sì, risponde il segretario provinciale Astuti: «Fatto per prendere consensi»

Il Referendum per l’autonomia della Lombardia non piace a tutti. E una parte del Pd non andrà al voto. Non perché i democratici siano contro l’ottenimento di maggiore autonomia e competenze per la nostra regione, ma per le modalità con cui nasce questa consultazione. Questa la posizione del segretario provinciale del Partito democratico , sindaco di Malnate, che a pochi giorni dal voto sottolinea quello che non lo convince.

«Il referendum sull’autonomia era certamente evitabile ed è inutilmente costoso – taglia corto Astuti – La nostra Costituzione già prevede la possibilità di ottenere ulteriori forme di autonomia dallo Stato centrale. E infatti l’Emilia Romagna ha già iniziato un iter funzionale ad ottenere maggiori competenze: molto probabilmente ci arriverà prima di noi e senza esborso di risorse».

In sostanza, secondo una parte del Pd, il referendum sarebbe più una mossa per attrarre consenso elettorale, da parte del centrodestra, e in particolare dalla Lega, piuttosto che uno strumento utile per le trattative con lo Stato al fine di ottenere le maggiori competenze e relative risorse cui la giunta Maroni vuole puntare.

Non tutti i democratici sono sulla stessa lunghezza d’onda: il sindaco di Varese , ad esempio, fa parte dei Comitati dei sindaci del Pd per il Sì al Referendum. In sostanza, nelle file del partito è stata data libertà di coscienza sul voto. Astuti, proprio come il segretario regionale del partito, il varesino , non condivide invece lo strumento consultivo.

Il segretario provinciale ci tiene poi a rivendicare come, rispetto al centrodestra, sia stato storicamente il centrosinistra a mettere in campo politiche per ottenere maggiore autonomia. «È proprio il centrosinistra – sottolinea Astuti – ad essere stato sempre interprete delle istanze autonomiste basate sulla responsabilità e la sussidiarietà: basti pensare che il titolo V della Costituzione è stato modificato per valorizzare le autonomie locali proprio dal centrosinistra e la negoziazione finalizzata a ottenere maggiori competenze era iniziata con uno dei governi Prodi e poi stoppata dal governo Berlusconi-Maroni. Per questo non parteciperò a una consultazione inutile, costosa e dal chiaro intento elettorale».

Intanto, oggi alle 11.30, nella sede territoriale di Regione Lombardia a Varese, in viale Belforte, l’assessore regionale leghista illustrerà le modalità di voto al Referendum di domenica, che per la prima volta avverrà non con una scheda cartacea, ma con un tablet.

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