Roma, 11 feb. (Apcom) – Attenzione a chi esegue la pulizia dei
denti: se non ha la laurea, almeno quella “breve”, sta
commettendo un reato. Anzi, a chi non è laureato basta una
semplice “ispezione” nella bocca del paziente per finire sottro
processo. L’avvertimento arriva dalla Cassazione che il 30
gennaio scorso, con la sentenza 4294, ha respinto il ricorso di
un dentista di Ponte delle Alpi, in provincia di Belluno, e di
due suoi collaboratori condannati per “abusivo esercizio della
professione”. In particolare, il dentista si è beccato la
condanna a 18 giorni di reclusione, sostituita con 684 euro di
multa, perché aveva “consentito ad un odontotecnico” e perfino ad
un’altra sua collaboratrice che non era nemmeno odontotecnica,
“di svolgere atti tipici della professione odontoiatrica”.
In pratica, i giudici della sesta sezione penale della Suprema
Corte sottolineano che sia “l’attività di prelevamento di
impronte del cavo orale” (che era stata affidata
all’odontotecnico), sia “l’ablazione del tartaro e la lucidatura”
(di cui si stava occupando la collaboratrice “semplice”) non
possono essere affidate ad un odontotecnico. E meno che mai ad
una semplice collaboratrice. A questo proposito la Cassazione,
richiamando un Regio Decreto del 1928, si mostra molto rigorosa
nell’applicazione della norma: all’odontotecnico, scrivono i
giudici “è vietata qualunque manovra, cruenta o incruenta, nella
bocca del paziente, sano o ammalato”. E questo divieto vale anche
“in presenza o con l’aiuto del medico o dell’abilitato in
odontoiatria”.
La Corte si spinge anche oltre: “anche la sola ispezione del cavo orale” se eseguita da un odontotecnico “costituisce reato di esercizio abusivo della professione di odontoiatra”. In sostanza, l’odontotecnico “può solo costruire apparecchi di protesi dentaria sui modelli tratti dalle impronte fornite dal medico chirurgo”. E se il dentista proprio
non può in quel momento, la pulizia dei denti può al massimo essere affidata ad un “igienista dentale” che ha “conseguito – ricorda la Corte – il diploma di laurea triennale per l’abilitazione a questa delicata professione”. Insomma, senza una laurea le bocche dei pazienti si possono guardare solo in fotografia.
Roo
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