Pubblica amministrazione italiana costa più di quella tedesca


Milano, 22 ago. (Apcom)
– La Pubblica Amministrazione in Italia
costa 4 punti percentuali di Pil in più di quella tedesca: il
10,9% rispetto al 6,9% del nostro principale competitor
economico, ovvero 60 miliardi di euro in più l’anno. E’ quanto
emerge da una analisi della Cgia di Mestre che ha messo a
confronto i costi della Pubblica Amministrazione italiana con
quelli dello stato tedesco.

“Se in Germania tra il 2000 e il 2008 la spesa per il personale pubblico (stipendi più contributi) in percentuale del Pil è scesa dall`8,1% al 6,9%, in Italia, sempre nello stesso periodo di tempo, tali oneri sono aumentati passando dal 10,4% al 10,9% del Pil. In buona sostanza in Italia il costo della pubblica amministrazione è superiore di quasi 4 punti percentuali di Pil rispetto alla Germania. Pertanto, se la spesa della nostra P.A.
fosse pari a quella tedesca, in rapporto al Pil, potremmo risparmiare circa 60 miliardi di euro ogni anno”, spiega il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi.

Il confronto – che evidenzia l`aumento dei costi del nostro
pubblico impiego – prosegue con risultati leggermente diversi da
quello precedente quando si prende come parametro di riferimento
la spesa del personale pubblico in percentuale sulla spesa
primaria (ovvero, la spesa al netto degli interessi sul debito
pubblico). Ebbene, se in Germania il dato risulta in calo e si
attesta nel 2008 al 16,7%, in Italia, rispetto al 2000, abbiamo
avuto una dinamica altrettanto discendente ma che si colloca al
25% della spesa primaria: ben 8,3 punti percentuali in più
rispetto a quella tedesca.

La Cgia di Mestre continua con l`analisi del numero dei
dipendenti pubblici. Forse non sono troppi in assoluto ma, in
rapporto agli abitanti, in Italia ne abbiamo più dei nostri
competitori tedeschi. Infatti, se qui da noi ci sono 61 dipendenti pubblici ogni mille abitanti (in termini assoluti pari a 3.630.600 unità), in Germania ve ne sono 55 ogni mille abitanti (pari a 4.540.600 unità). Altrettanto impietoso è il risultato che emerge dal confronto sulla distribuzione tra i vari livelli istituzionali di questi lavoratori pubblici. Se in Italia il 57% è alle dipendenze dello Stato centrale (e l`altro 43% è impiegato tra Regioni, Asl ed Enti Previdenziali), in Germania solo il 12% lavora per lo Stato centrale mentre il restante 88% è distribuito tra i Lander e gli altri enti locali.

“I risultati di questo confronto – conclude Bortolussi – ci
dicono che dobbiamo assolutamente accelerare sul fronte della
riforma federalista. Oltre a trasferire ulteriori competenze ed
autonomia impositiva agli enti locali, si dovrà assolutamente
provvedere alla redistribuzione del personale pubblico per
consentire una graduale riduzione dei costi ed un miglioramento
in termini di efficienza”.

Lzp

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