Il burquini fa discutereMa a Varese si usa già

Il burquini fa discutereMa a Varese si usa già

VARESE Burqini o non Burqini? Questo è il dilemma. E forse resterà tale a livello nazionale. Fatto sta che a Varese il costume iper-coprente ideato per le donne islamiche si è diffuso già da qualche tempo senza che nessuno per questo si sia strappato le vesti. In breve: c’è e non fa scalpore. Così mentre in Italia infuria il dibattito, tanto da indurre un sindaco (Varallo Sesia) a bandirlo e da irrompere in parlamento con la proposta di multare chi lo usa per sguazzare nei fiumi e nei torrenti (dal leghista Gianluca Bonanno), si scopre che da queste parti di lamentele o disagi provocati dalle signore musulmane non se ne sono proprio visti. «Ne abbiamo avute già parecchie come clienti – racconta Ciro Calemme, presidente di Aspem Reti, società che gestisce lo Schiranna Blu Village – ma non abbiamo mai avuto alcun problema, nemmeno dal punto di vista dei reclami degli altri bagnanti».Certo, una cosa è dire che non urta la sensibilità di nessuno,

un’altra è che la tuta da bagno che “fodera” le donne islamiche sotto i 45 gradi al sole della metà di agosto non si faccia notare. “Questo però è normale – precisa Calemme – sicuramente è una grossa novità ed è impossibile che passi inosservata. Noi occidentali ci smettiamo in costume da bagno se andiamo al mare o in piscina, è la norma da decenni; l’altro giorno c’erano circa 700 persone al Blu Village, se ne arrivano due o tre messe in quel modo è chiaro che vengono notate e guardate con una certa perplessità”. Nessuna intenzione comunque di introdurre un regolamento più stretto per il particolare segmento di clienti. La questione si esaurisce nelle norme sanitarie vigenti che prevedono una doccia prima di tuffarsi in piscina e un costume fatto con un tessuto adeguato alla balneazione. In altre parole, non ci si può tuffare in jeans e maglietta, ma rispettato materiale e prassi nessuno ha nulla da obiettare al neo arrivato Burqini.

s.bartolini

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