Escalation di furtiBobbiate nel mirino

Vertiginosa escalation di furti a Bobbiate, al punto che ieri don Fiorenzo Mina, rincasando alle 7 del mattino dopo una notte trascorsa in ospedale al capezzale del padre, ha trovato la sacrestia messa a soqquadro. L’episodio è solo l’ultimo di una lunga serie. Lunedì scorso, nel tardo pomeriggio, tentato furto in un appartamento al terzo piano della palazzina di via Govi 23, nella zona chiamata “il deserto”. Probabilmente è la proprietaria, Vanda Facco, a mettere in fuga i ladri, rincasando verso le 19 per preparare la cena. Il 27 dicembre è ancora la chiesa di San Grato ad essere nel mirino dei soliti ignoti. L’obiettivo è la casa del parroco che, con

la sua presenza, fa scappare i malviventi. Nei giorni precedenti il Natale è la volta di via Novelli, una strada tranquilla. In quel caso i ladri lasciano una traccia. Alcune impronte di piede di misura piccola sono state rinvenute intorno ad una villa, nella neve fresca. Solo qualche settimana prima il circolo di Bobbiate, in via Macchi, aveva subito un furto con scasso, il quarto in poco meno di due anni. «Siamo preoccupati. Vogliamo più perlustrazioni da parte della polizia» dicono gli abitanti del rione. «Ci troviamo di fronte ad una emergenza» constata don Fiorenzo Mina, lo stesso che appena un mese fa aveva definito la paura dei cittadini come immotivata.

I furti si verificano indifferentemente al pomeriggio, di notte o all’alba, a seconda delle abitudini degli inquilini. Per introdursi in sacrestia i ladri hanno usato come ariete il palo in legno che sostiene il cipresso davanti alla chiesa. Poi si sono arrampicati, aiutandosi con un cestino portarifiuti che di solito si trova vicino al campo di calcio. «La dinamica dell’accaduto fa pensare che si tratti di qualcuno che conosce bene la parrocchia» dice don Fiorenzo. Altre ipotesi riguardano la statura, piccola, del ladro che «è sgattaiolato in sacrestia senza ferirsi con i vetri della finestra, tanto è vero che non ho trovato traccie di sangue». A detta del parroco, i malviventi non erano alla ricerca né di opere d’arte né di oro, altrimenti avrebbero fatto bottino dei calici usati durante la messa. «Cercavano contanti. Sono fuggiti dopo aver fatto un giro di ricognizione in chiesa, alla ricerca di soldi lasciati nelle cassette delle offerte». Il tentato furto presenta delle analogie con quello di via Govi, avvenuto solo un giorno prima. I ladri, probabilmente, si sono arrampicati su grondaie e balconi per raggiungere il terzo piano del palazzo. Poi hanno rotto il vetro di una finestra e sono entrati in casa. Anche in questo caso sembravano avere le idee chiare. Attraversando l’appartamento si sono diretti ad uno sgabuzzino dove hanno preso una scala che hanno sistemato sul balcone, con il probabile scopo di introdursi in altri appartenenti passando per i terrazzi.

Allarmati, gli abitanti del quartiere chiedono più controlli. «Anni fa mia moglie, rincasando, si è trovata a faccia a faccia con due ladri che, scoperti, sono scappati dalla finestra, scivolando come gatti dalle grondaie. Arrivati in strada sono saltati su una macchina e scappati via a tutto gas» racconta Ugo Prevosti, un vicino di casa dei Facco. «Vorremmo più controlli nella zona».

Adriana Morlacchi

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