di Andrea Confalonieri
VARESE A chi si chiede perché gli stadi si svuotano e il calcio muore, diamo noi una prima risposta.Perché io, Andrea Confalonieri, che non ho mai fatto del male a una mosca e seguo il Varese da quando papà mi accompagnò sui gradoni dei distinti per una sfida di Coppa all’Udinese di Zico, non posso andare domenica a Como per vedere la partita più bella e attesa dell’anno? E perché Enzo, Mario, Lele, Grazia, Dante, Enza, Ulisse e tantissimi altri come me, cioè tutti i tifosi perbene del Varese, verranno privati della libertà personale di spostarsi con chi vogliono e dove vogliono, in questo caso allo stadio Sinigaglia? Di quale sopruso si sono macchiati per privarli della loro squadra del cuore, stracciando il sacrosanto diritto ad esercitare la loro passione e la ragione di vita delle loro domeniche? Perché accanirsi contro il 99% dei pacifici varesini per paura di un restante, ipotetico, 1%, facendo diventare sulla carta cattivi anche i tifosi bravi? Perché domenica tutti noi non saremo liberi di muoverci nel nostro paese e di andare in uno stadio, tra l’altro grande, pagando il biglietto e sedendoci civilmente al nostro posto come si fa negli altri paesi del mondo? Se il Sinigaglia ha ospitato per decenni sfide infuocate di serie A con Inter, Milan, Juventus e Fiorentina stipando 20.000 spettatori, tra cui migliaia – a volte molto bellicosi – nella curva ospite, è possibile che dall’alba al tramonto non possa ospitare trecento
varesini perché manca una balaustra, un birillo, una striscia pedonale, una barriera divisoria, un prefiltraggio, una telecamera (tutte cose che, quando i tifosi erano dieci volte più di quelli odierni, non sono mai esistite)? E infine perché dire sempre e solo no cedendo alla paura, alla burocrazia, ai divieti, all’applicazione cieca della norma e non invece alla fiducia, al dialogo, al compromesso o più in definitiva alle aspettative del 100% dei cittadini varesini e comaschi? Chiedono solo di entrare allo stadio, alzare lo sguardo e non trovarsi soli con le proprie bandiere ma di vedere in faccia e negli occhi anche quelle rivali, sale e pepe della vita: è troppo per i signori del potere che vivono e godono vietando tutto?In questo desolante contesto che umilia la domenica e il calcio, il Varese non sarà comunque solo di fronte a cinquemila avversari, perché almeno altri cinquemila staranno morendo davanti alla radiolina o al Televideo. Non potrà vederli fisicamente allo stadio ma non potrà tapparsi le orecchie e non sentire il frastuono di tutti quei cuori feriti. E dovrà sapere che il distacco forzato dal suo pubblico nella domenica più grande prelude a un abbraccio ancora più grande. Quello che i giocatori di Sannino riceveranno da centinaia di persone ai cancelli di Masnago domenica sera quando ritorneranno da Como dopo aver giocato per il bene più importante: la libertà e la gioia di chi li aspetta a casa. E si merita di accoglierli da eroi.
a.confalonieri
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