Roma, 28 ago. (Apcom) – Scontro aperto e durissimo fra il direttore de ‘Il Giornale’ Vittorio Feltri e quello del quotidiano della Cei ‘Avvenire’, Dino Boffo. Feltri con un editoriale oggi in prima pagina diffida Boffo dal voler ancora “lanciare anatemi e tirare le orecchie a Berlusconi” per la sua privata, accusandolo di appartenere alla categoria dei “finti moralisti” che hanno censurato il Premier per le sue condotte con le donne.
Con dito (e penna) puntati contro Boffo per una presunta vicenda giudiziaria legata a questioni sessuali in cui il direttore di Avvenire, secondo Feltri, sarebbe stato coinvolto. Altrettanto dura e netta la replica di Boffo a Feltri: “killeraggio” definisce il suo articolo, smentendo l’esistenza dei fatti a lui atribuiti.
“Il direttore dell ‘Avvenire’ – scrive
Feltri nell’editoriale di prima pagina sul ‘Giornale’ – non ha le
carte in regola per lanciare anatemi furibondi contro altri
peccatori, veri o presunti, e neanche per tirare le orecchie a
Berlusconi. Il problema e’ che in campo sessuale ciascuno ha le
sue debolezze ed e’ bene evitare di indagare su quelle del
prossimo. Altrimenti succede di scoprire che il capo dei
moralisti scatenati nel vituperare il capo del governo riveli di
essere come quel bue che dava del cornuto all’asino. Mai quanto
nel presente periodo – scrive Feltri, – si sono visti in azione
tanti moralisti, molti dei quali, per non dire quasi tutti, sono
sprovvisti di titoli idonei. Ed e’ venuto il momento di
smascherarli. Dispiace, ma bisogna farlo affinche’ i cittadini
sappiano da quale pulpito vengono certe prediche”.
Boffo, però, non sembra preoccuparsene. “La lettura dei giornali
di questa mattina – scrive il direttore di ‘Avvenire’ in una
nota- mi ha riservato una sorpresa totale, non tanto rispetto al
menù del giorno, quanto riguardo alla mia vita personale.
Evidentemente “il Giornale” di Vittorio Feltri sa anche quello
che io non so, e per avallarlo non si fa scrupoli di montare una
vicenda inverosimile, capziosa, assurda. Diciamo le cose con il
loro nome: è un killeraggio giornalistico allo stato puro, sul
quale è inutile scomodare parole che abbiano a che fare anche
solo lontanamente con la deontologia. Siamo, pesa dirlo, alla
barbarie”.
“Nel confezionare la sua polpettona avvelenata Feltri, tra
l’altro – controaccusa ancora all’indirizzo di Feltri- si è
guardato bene dal far chiedere il punto di vista del diretto
interessato: la risposta avrebbe probabilmente disturbato
l’operazione che andava (malamente) allestendo a tavolino al fine
di sporcare l’immagine del direttore di un altro giornale e
disarcionarlo. Quasi che non possa darsi una vita personale e
professionale coerente con i valori annunciati. Sia chiaro che
non mi faccio intimidire, per me parlano la mia vita e il mio
lavoro. Al direttore del Giornale ora l’onere di spiegare perché
una vicenda di fastidi telefonici consumata nell’inverno del
2001, e della quale ero stato io la prima vittima, sia stata
fatta diventare oggi il monstre che lui ha inqualificabilmente
messo in campo. Nella tristezza della giornata, la consapevolezza
che le gravi offese sferratemi da Vittorio Feltri faranno serena
la mia vecchiaia”.
Tor
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