VARESE «Ma qui posso stare oppure no?». È confuso Akenteng Kwabena Oti, un quarantenne disoccupato arrivato dal Ghana nove anni fa. Martedì pomeriggio si trovava nella sala d’aspetto del pronto soccorso del Circolo, ma non come paziente. «Ci vengo sempre quando piove e fa freddo perché altrimenti non so dove andare». Con l’emendamento del senatore leghista Fabio Rizzi al ddl sulla sicurezza approvato qualche giorno fa in Sanato, i medici potranno, se vorranno, denunciare i clandestini che ricorrono alle cure. «Io che sono qui solo per scaldarmi rischio qualcosa?», domanda.
Akenteng non ha niente da temere, avendo regolare permesso di soggiorno. La vita di Akenteng non è sempre stata così, “allo scoperto”. È stato proprio quando non era regolare che ha avuto bisogno di cure mediche: «Prima di ottenere il permesso di soggiorno, ovviamente, ero un clandestino. Nel 2004 abitavo in una casa con dei connazionali. Una notte mi hanno ritrovato disteso in bagno. Ricordo ancora la sensazione di non poter muovere gli arti della parte sinistra del corpo. I miei amici mi hanno portato al pronto soccorso di Varese. Da qui poi sono stato trasferito a Cuasso. I medici si sono presi cura di me, e ancora li ringrazio». In Ghana, d’altro canto, ha sempre funzionato nello stesso modo: «Nel mio paese le cure mediche non si negano a nessuno».
Una volta spiegato in cosa consiste il nuovo disegno di legge, Akenteng non si dimostra totalmente contrario: «Troppe persone in Italia si rivolgono all’ospedale senza averne davvero bisogno, quindi giusto mettere delle barriere. Sbagliato però impedire alle persone in pericolo di vita di rivolgersi ai medici per paura di ritorsioni. Forse se i miei connazionali non mi avessero portato qui, adesso non potrei raccontare la mia storia». Akenteng nel suo paese faceva il sarto. Ha scelto di venire in Italia, sperando in un futuro migliore. «La mia salute mi sta dando grossi problemi. Per scongiurare un’altra mezza paralisi devo prendere farmaci costosi tutti i giorni. Ogni flacone costa 25 euro e dura 14 giorni. Non avendo un lavoro fisso, ho iniziato a centellinare i farmaci. Con il risultato che sento i miei arti sempre più pesanti e mi è ancora più difficile trovare un lavoro. Non riesco più a mandare aiuti a casa».
Secondo il primario Francesco Perlasca i cittadini stranieri che si rivolgono al pronto soccorso «sono il 10% del totale». Provengono da 100 diversi paesi. «Da noi non si verificano neppure picchi di affluenza legati al lavoro stagionale». Alcuni sono senza permesso di soggiorno ma, «è difficile per un medico stabilire la regolarità
di un paziente, considerando che la tessera del servizio sanitario nazionale è esibita all’accettazione. E quando manca basta dichiarare la propria identità a voce, senza mostrare i documenti». A pochi giorni dal via libera del Senato alla possibilità di denunciare i clandestini, «non abbiamo registrato un calo di pazienti stranieri». Adriana Morlacchi
s.bartolini
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