New York, 11 feb. (Apcom) – Un piano monumentale, che vedrà il governo americano e il settore privato lavorare insieme, per erogare al sistema finanziario Usa aiuti complessivi che potranno crescere fino a 2.000 miliardi di dollari. E’ questa la ricetta che l’amministrazione di Obama ha deciso di adottare per porre la parola fine alla peggiore crisi finanziaria che ha colpito l’America dai tempi della Grande Depressione: una ricetta articolata, che prevede l’iniezione di liquidità
a favore delle banche, così come deciso dal governo precedente, ma anche la creazione di un fondo di investimenti di natura sia pubblica sia privata che potrà acquistare gli asset tossici delle banche fino a 1.000 miliardi di dollari. E ci sono poi anche iniziative tese a impedire che nuovi americani perdano il diritto di riscatto sul proprio immobile. Per non parlare dei miliardi di dollari di prestiti in più che avranno la Fed come mittente.
A dare l’annuncio dell’ambiziosa manovra, il “Financial
Stability Plan”, è stato il segretario al Tesoro Timothy
Geithner, attraverso un intervento che Wall Street aveva atteso
con grande trepidazione e anche entusiasmo nei giorni scorsi. E
che invece alla fine ha deluso non poco. Molto probabilmente, i
trader speravano infatti nell’arrivo di maggiori dettagli
sull’iniziativa volta all’acquisto degli asset tossici. A
dispetto dunque anche dell’impegno della Federal Reserve – che
insieme al dipartimento del Tesoro amplierà il suo piano di
prestiti a favore del credito al consumo e delle piccole aziende
dai 200 miliardi stabiliti in precedenza fino a 1.000 miliardi di
dollari – Wall street non ha accolto bene la notizia.
Eppure le novità rispetto al piano di salvataggio Tarp che era
stato varato dal governo di Bush nell’ottobre del 2008 non sono
mancate. In particolare, Geithner ha parlato dell’obiettivo di
creare una partnership tra il governo e il settore privato, per
convincere gli investitori privati ad acquistare gli asset più
tossici che gravano sui bilanci delle banche. L’iniziativa, ha
detto il ministro, punterà inizialmente sull’acquisto degli asset
più rischiosi delle banche per un valore di 500 miliardi di
dollari, ma potrà poi essere ampliata fino a sostenere acquisti
per 1.000 miliardi di dollari.
D’altronde, “riteniamo che la risposta debba essere completa e
decisa”, ha detto il neo-segretario al Tesoro Geithner. Il
problema è rappresentato infatti dall’atteggiamento del sistema
finanziario Usa che, “invece di catalizzare la ripresa, sta
lavorando contro di essa. Allo stesso tempo, la recessione sta
esercitando una forte pressione sulle banche”. E il punto, ha
precisato Geithner, è che gli sforzi adottati finora sono stati
“inadeguati”. La frecciatina contro il precedessore Henry Paulson
e l’ex presidente americano George W. Bush non si è fatta insomma
attendere. Bisogna tuttavia ricordare che, nello stilare
l’ambizioso piano di salvataggio delle banche, Geithner ha detto
no a molti uomini dello stesso entourage di Obama, che avevano
invocato una linea ancora più dura rispetto a quella presentata.
Il ministro, come ha fatto notare un articolo del New York Times,
ha messo infatti a tacere la proposta di David Axelros,
consulente senior del presidente, che aveva chiesto di imporre
limiti più severi sulle paghe dei dirigenti delle banche. Altri
no sono stati dati in risposta a chi voleva che il governo
formulasse direttive ben precise sulle modalità di utilizzo dei
fondi accordati agli istituti, a chi aveva chiesto che i vecchi
dirigenti venissero sostituiti e anche a tutti coloro che
speravano in una cancellazione totale o parziale degli
investimenti realizzati dagli azionisti. Alla fine ha prevalso
insomma una via di mezzo tra pugno di ferro e guanto di velluto.
Geithner ha scelto in definitiva di imporre sì condizioni alle
banche che attingono ai prestiti del governo, ma senza
bacchettarle troppo. Come ha detto lo stesso senatore democratico
di New York Charles Schumer, il ministro ha optato per un piano
di equilibrio “tra il bastone e la carota”.
Un importante passo in avanti è stato fatto comunque sul fronte
della trasparenza, in quanto il governo chiederà alle banche che
ricevono fondi federali di presentare piani precisi, con cui
descrivere in che modo intendono rafforzare i loro programmi di
prestiti. La differenza con l’alone di mistero che ha circondato
i vari istituti fino a questo momento, anche dunque dopo
l’approvazione del piano Tarp, è resa inoltre più che tangibile
dalla richiesta alle banche che bussano alla porta del governo
per ricevere nuove iniezioni di liquidità di sottoporsi a un
test. E questo perché Geither per primo “vuole assicurarsi che
ogni dollaro di aiuti servirà a mantenere o a generare un livello
di capitale da destinare ai prestiti che sarà superiore al
livello che ci sarebbe in caso di assenza di aiuti governativi”.
Insomma, gli elementi di novità non mancano. Geithner ha
ribadito inoltre tutta l’intenzione del governo Obama di
contrastare la crisi, con una battaglia tra l’altro che si
svolgerà su due fronti. Da un lato, quello economico, visto che
la recessione ha visto gli Stati Uniti perdere tre milioni di
posti di lavoro lo scorso anno. E qui entra i gioco il piano di
stimoli a favore dell’economia. Dall’altro, quello prettamente
finanziario, al fine di ripristinare il libero flusso del
credito, che è poi la linfa vitale che assicura la crescita dei
consumi personali e delle aziende. E qui avrà per l’appunto voce
in capitolo il Financial Stability Plan.
Cep
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