Caporali a GallarateBlitz della polizia

GALLARATE Dieci anni dopo la tragedia di Ion Cazacu, Gallarate è ancora al centro di una brutta storia di caporalato. Senza epiloghi drammatici, per fortuna. Ma i presupposti, vale a dire lo sfruttamento del lavoro e l’impiego di manodopera clandestina, ci sono ancora tutti. A distanza di due lustri, dunque, il fenomeno non accenna a scomparire. Al contrario, il gioco si è fatto ancora

più scoperto e spudorato: il tutto avviene alla luce del sole, come testimoniano le immagini video di piazza Giovanni XXIII. Ed è proprio in virtù delle telecamere, posizionate in 45 punti caldi della città e affidate alla polizia locale, che lunedì la polizia di Stato è riuscita a scoprire che cosa succede da qualche mese in qua ogni mattina di fronte alla stazione ferroviaria.

Lì, sotto gli occhi dei primi pendolari che si affrettano a salire sui treni per Milano, tutti i giorni feriali avviene il reclutamento in nero di manovali stranieri e irregolari, al costo orario di 8 – 10 euro. Sono tutti albanesi i protagonisti di questa vicenda: il datore di lavoro, regolare in Italia, residente a Busto Arsizio, titolare di una piccola impresa edile; e un suo dipendente e un collaboratore, anch’essi regolari, che fungevano da caporali veri e propri. Sono stati denunciati a piede libero per  impiego di lavoratori non in regola con il permesso di soggiorno e favoreggiamento della permanenza in Italia di clandestini.

E albanesi, ma irregolari appunto, sono pure i cinque lavoratori sorpresi dagli uomini del commissariato di Gallarate appena saliti sulle auto pronte a portarli a destinazione, vale a dire in due canteri, a Cardano al Campo, e a Cologno Monzese, dove l’imprenditore aveva preso lavoro in sub appalto. Per questi cinque è scattata la denuncia per immigrazione clandestina, e sono state avviate le procedure di espulsione. Uno, inottemperante ad un precedente ordine, è stato arrestato, tre sono stati portati al Cie di Milano.

Franco Tonghini

f.tonghini

© riproduzione riservata