Pronto il piano-suina<Più letti e ambulatori>

Pronto il piano-suina<Più letti e ambulatori>

VARESE «La pandemia non è grave, il virus è un mese più lento del previsto» ha detto il viceministro Ferruccio Fazio ma, ha aggiunto con sano pragmatismo a stelle e strisce il presidente Usa Barack Obama, «è imprevedibile». Quindi, se da un lato le autorità sanitarie nazionali e locali confermano l’importanza d’evitare qualunque forma d’allarmismo, dall’altra si preparano ad affrontare eventuali – e ad oggi non definibili con esattezza – picchi di diffusione della cosiddetta «influenza suina».

Lo ha fatto l’Asl, con volantini informativi e contatti costanti con le sentinelle sul territorio, lo sta facendo l’azienda ospedaliera di Circolo. Mercoledì mattina si sono ritrovati attorno a un tavolo il direttore generale, Walter Bergamaschi, il direttore sanitario Roberto Riva e il primario del reparto di malattie infettive, professor Paolo Grossi per una prima ricognizione del problema e la messa a punto di un piano d’emergenza distribuito su più livelli di gravità e quindi potenzialmente in grado di affrontare ogni evenienza.

A cominciare dal picco dei ricoveri: «In questo caso, nel reparto di malattie infettive abbiamo una dotazione complessiva di 17 posti letto attivi e di 17 posti letto accreditati, che potrebbero essere aperti nel caso di necessità superiori alle attuali» spiega il manager di Villa Tamagno, Bergamaschi che, tuttavia, rassicura i varesini: «I dati epidemiologici attualmente in possesso del professor Grossi ci dicono che il virus richiede un ricovero in pochi casi». Ancora più diluite, al momento, le probabilità di un peggioramento tale del quadro clinico da richiedere il trasferimento nei reparti di rianimazione. «Anche in quest’area, comunque, predisporremo zone ad

hoc». Certamente questa viene considerata l’ultima delle alternative possibili, anche all’interno dell’ospedale. Perché, vaccino (prevenzione) e medico di base (cure primarie) a parte, in corsia si cercherà di intervenire anche per via ambulatoriale, oltre che attraverso un accurato screening in pronto soccorso.Come, d’altrocanto, avviene anche oggi: «La procedura in essere prevede che, quando un paziente arriva in pronto soccorso con sintomi riconducibili al virus A/H1N1, i medici provvedano a mandarlo nel reparto di malattie infettive dove c’è un’area ambulatoriale dedicata a questa patologia». Un modello che funziona e continuerà a funzionare fintanto che si resterà nell’ambito di una normale epidemia influenzale.

Qualora la situazione si dovesse complicare – siamo nel quadro delle ipotesi, relative peraltro all’inizio del nuovo anno – al Circolo la procedura verrà ricalibrata: «In quel caso – riferisce Bergamaschi – il pronto soccorso dovrà eseguire un rapido triage e, in presenza di influenza di tipo A, procedere al trasferimento nell’ambulatorio degli infettivi, che sarà potenziato nell’organico e nella presenza di specialisti sulle 24 ore». Sarà così più rapido stabilire se il paziente sia destinato al ricovero e, nello specifico, in quale reparto sia più opportuno indirizzarlo. 
Sara Bartolini

s.bartolini

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