BUSTO ARSIZIO In gita scolastica nel reparto di rianimazione dell’ospedale. Ieri pomeriggio gli studenti delle classi quinte del liceo scientifico Arturo Tosi, che hanno partecipato al progetto «Una Proposta di Vita», hanno indossato il camice azzurro per visitare i malati ricoverati in terapia intensiva e vedere con i propri occhi quello che può accadere quando si tengono comportamenti che possono risultare pericolosi per sé e per gli altri.
La lezione tra i corridoi che ospitano gli 8 letti del reparto di rianimazione non è stata proprio delle più leggere e ha provocato reazioni forti nei ragazzi, abituati comunque a vedere ben di peggio in televisione. Tra i ricoverati c’era anche un ragazzo poco più che trentenne, in sala rianimazione da cinque giorni per una broncopolmonite: «Lui è tossicodipendente – ha spiegato il primario ai ragazzi – l’assunzione cronica di droghe deprime i meccanismi biochimici dell’organismo e una semplice broncopolmonite può portare alla morte. Fortunatamente il ragazzo si sta rimettendo. Sono tanti i pazienti che arrivano qui anche per traumi della strada, dobbiamo capire che ogni nostro comportamento sbagliato può causare danni irreparabili a noi e agli altri. Anche il caso di Eluana Englaro è collegato ad un trauma della strada, questo ci deve fare riflettere». Un metodo, sicuramente «d’impatto», come lo ha definito lo stesso primario, che ha però permesso di sensibilizzare e fare riflettere i ragazzi mostrando loro quello che può accadere assumendo comportamenti sbagliati.
Sonia frequenta la quinta A del liceo Tosi ed è neopatentata: «Ho sempre davanti agli occhi episodi brutti, incidenti – dice la studentessa – per questo quando uso la macchina vado sempre pianissimo. Non farei mai il medico perché ho troppa paura. Questa iniziativa è sicuramente utile anche per i miei compagni. In televisione vediamo cose peggiori, basta seguire le puntate del Dr House, ma vedere situazioni gravi dal vivo fa riflettere maggiormente». Marta, sempre della quinta A non guida ancora ma esorta i suoi amici a non mettersi al
volante quando hanno bevuto alcolici: «Solitamente lo si fa – spiega la ragazza – c’è sempre qualcuno più responsabile che si mette alla guida. Solitamente se magari beviamo qualche alcolico preferiamo farlo alle feste in casa, così siamo al sicuro. Nei locali poi costa tutto troppo, sarebbe impossibile ubriacarsi». Davide un loro compagno ha subìto di recente un incidente stradale. Una macchina è uscito dallo stop e lo ha investito: «Bisogna sempre stare all’erta e andare piano. Lui si è salvato per poco», hanno detto i compagni in coro.
L’iniziativa è stata anche occasione per illustrare ai ragazzi il funzionamento del sistema dell’emergenza-urgenza in ospedale. In parallelo previsti approfondimenti in classe sulla donazione degli organi. L’iniziativa, inserita in un progetto interistituzionale coordinato dall’Ufficio scolastico provinciale di Varese, ha già coinvolto 622 studenti, 525 all’ospedale di Busto Arsizio e 102 all’ospedale di Saronno, dove il progetto è stato avviato nel 2008.
Valeria Arini
m.lualdi
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