VARESE Un successo che, a detta dei cultori della tradizione, era già stato annunciato dalla pira del falò che ha preso fuoco senza esitazioni, in segno di buon auspicio. Sant’Antonio ha portato in piazza 25 mila persone, di cui oltre 10 mila nella serata del falò. In barba alla crisi economica, o forse proprio perché un pasto fugace alle bancarelle rappresenta un’alternativa al ristornate, nel corso dei tre giorni di festa sono stati consumati 5 quintali e mezzo di salamelle. Venti cassette da 12 litri di vino, per un totale di 250 litri di “rosso” e 800 bottiglie di acqua minerale. Andati a ruba tutti i dolci, dai mustazitt al pane di Sant’Antonio. Preparate più di 300 tazze
di cioccolata con la panna. Buona affluenza anche al punto di ristoro della pista di pattinaggio che ha sfornato piatti caldi di polenta, riso e bruscitt. Consumati 60 chili di pesitt, la metà della scorta. Il gusto dei pesciolini, che qualcuno ricordava diverso, non ha fatto breccia nel cuore dei varesini, confermando la tendenza già evidenziata dai produttori che da anni friggono e fanno seccare sempre un minor numero di alborelle. Grande successo hanno invece riscosso le frittelle che sono entrate a pieno titolo nella tradizione della festa. Tutte le bancarelle dotate di friggitrice ne hanno cucinate circa 200 al giorno. Bene anche l’artigianato, «anche se siamo abituati a vendere meno di quanto facevamo anni fa» dicono “i rigattieri”.
NEL SALOTTO DEI MONELLI
Mentre anche con il maltempo davanti alle bancarelle si accalcano gli ultimi passanti, nel salotto dei Monelli della Motta, davanti a un bel bicchiere di vino, è già tempo di bilanci. «I numeri parlano chiaro» dice Angelo Monti, il presidente dell’associazione. «Questa edizione è stata una delle più riuscite». Tanto che l’anno prossimo si ripeterà lo stesso “format”, senza stravolgerlo e introdurre elementi nuovi. «Almeno stando ad oggi, quando ancora sentiamo vicino il calore delle persone». Le eventuali novità del 2010 potrebbero invece abbracciare via Carrobbio. Non si sa, infatti, se la scelta delle bancarelle da situare nel punto più visibile della festa ricadrà ancora sui prodotti locali. «Prematuro parlare di queste cose, siamo abituati a prendere tutte le decisioni insieme e dobbiamo valutare bene cosa fare l’anno prossimo» dice Monti.
Al di là degli aspetti pratici, i Monelli si interrogano anche su quali siano gli elementi che segnano ogni anno il successo della sagra. Una festa che piace perché è «moderna, ma ha un significato antico» suggerisce Monti.
TRADIZIONEE NOVITA’Durante l’accensione del falò è emerso ancora una volta come Varese rilegga le proprie tradizioni in chiave politica, riservando una grande accoglienza al ministro Umberto Bossi. Nello stesso tempo, il falò smaschera come nei cittadini siano ancora vive le antiche tradizioni, come quella di buttare nel fuoco i bigliettini di buon augurio. Anche se il desiderio di incontrare l’anima gemella è stato da molti giovani sostituito con quello di trovare un posto di lavoro a tempo indeterminato. Novità, quest’anno si è fatto spazio anche una rivisitazione meridionaleggiante della festa che, per la prima volta nella storia, ha portato in piazza un figurante travestito da Sant’Antonio e tentato dal demonio. Un’idea orchestrata dal Cavalier Bifulco
e che rimane confermata per l’anno prossimo. «Anzi, l’intenzione è di potenziare la coreografia del corteo, facendo partecipare più figuranti» dice. La giornata di ieri ha registrato meno ambulanti rispetto ai due giorni precedenti, tanto che c’erano alcuni spazi vuoti. La bancarella con le salamelle dei Monelli ha chiuso i battenti intorno alle 15.30, con qualche ora di anticipo rispetto alle previsioni. I bambini non hanno rinunciato a una pattinata sul ghiaccio, confermando il trend che vede una partecipazione superiore alle 500 persone nei giorni festivi. Tanto pubblico anche per il concerto in chiesa delle ore 16. Ora, la città si prepara alla festa della Giobia, che si terrà l’ultimo giovedì di gennaio. Adriana Morlacchi
© riproduzione riservata










