L’adagio di Samuel Barbere le paure dell’America

VARESE L’Adagio di Samuel Barber, per quartetto d’archi in si minore trascritto per archi, è un classico del Novecento con il quale si misurerà, martedì pomeriggio alle 18 nell’Aula Magna dell’Università dell’Insubria (ingresso libero), il Quartetto Borromini. Un’opera che narra l’ansia e le paure non solo del popolo americano ma di tutti i popoli, descrive la drammaticità della sofferenza

e della sconfitta, l’amarezza dei sopravvissuti, il cataclisma di intere epoche.E’ uno fra i brani che rappresentano al meglio – senza parodie ed eccessi descrittivi – la fragilità dei sogni e di un impero, quello statunitense, distrutto dall’utopia della democrazia mondiale. Ed è per questo, forse, che Oliver Stone lo utilizzò nel film Platoon, drammatica epopea della guerra in Vietnam.

Musica del XX secolo, quindi, nella quale Daniel Dodds (Nathan Milstein, ascoltando una sua esecuzione dei Capricci, disse: «Chi è costui? Potrebbe essere il nipote di Paganini!») e Gianluca Febo ai violini, Gianpaolo Guatteri alla viola e Claude Hauri al violoncello sembrano avvicinare con assoluta sicurezza grazie alle molteplici esperienze raccolte collaborando con le migliori formazioni orchestrali: da quella del Teatro alla Scala e della Svizzera Italiana al Festival Strings di Lucerna. Il programma si completa con il quartetto n. 12 in fa maggiore op. 96, l’Americano, di Antonin Dvorak (composto nel 1893 a New York), la Lullaby di George Gershwin (che anticipa Porgy and Bess) ed il quartetto n. 3, Mishima, di Philip Glass. Di particolare interesse quest’ultimo, scritto nel 1985 su commissione del regista Paul Schrader che lo utilizzò per il film dedicato allo scrittore giapponese Yukio Mishima.

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