Scuola,inizio tra rassicurazioni Gelmini e nuove proteste

Scuola,inizio tra rassicurazioni Gelmini e nuove proteste


Roma, 15 set. (Apcom)
– Da un parte il ministro Gelmini che
dall’istituto di pena minorile dell’isolotto di Nisida, a Napoli,
rassicura il personale della scuola promettendo che entro i
prossimi cinque anni tutti gli attuali precari (“un problema
annoso che affonda le proprie radici negli anni 70-80”) verranno
immessi in ruolo; dall’altra le manifestazioni, i presidi, i
sit-in che in tutta Italia, ma anche a pochi metri dal ministro,
non solo non accennano a diminuire, ma che ora vedono affiancare
a precari e sindacati anche genitori e studenti: è questo lo
sfondo ambivalente che ha contrassegnato il primo giorno di
scuola per gli studenti di 12 regioni italiane.

Sul precariato il ministro Gelmini ha ammesso che “esiste un
disagio reale. Però non è un disagio istituito dal governo di
centrodestra – ha sottolineato il responsabile del Miur – ma ha
origini lontane. E’ nato 20-30 anni fa, quando sono stati fatti
concorsi senza valutare il reale fabbisogno di posti di lavoro
nel mondo della scuola. Questo ha determinato un inserimento in
graduatoria di tantissimi ragazzi che, purtroppo oggi, non hanno
certezze e a cui va il sostegno del governo”.

Per Gelmini “è chiaro che il numero dei precari è un numero
enorme perché nell’arco di alcuni anni si possa assorbire
completamente”. Ha però aggiunto: “Stiamo già dando, attraverso
accordi di programma stipulati con alcune Regioni come la
Campania, risposte ad alcune migliaia di precari”.

Proprio parlando del caso della Campania e degli insegnati che
rischiano di rimanere senza cattedra per quest’anno scolastico,
Gelmini ha pensato di rasserenare gli animi: “In questa Regione è
stato fatto un accordo di programma molto importante con il
presidente Bassolino, che voglio ringraziare, che ci consentirà
di dare risposte ai supplenti annuali che non perderanno la loro
retribuzione, ma avranno diritto a un’indennità per i periodi in
cui non potranno frequentare la scuola, ma avranno anche una
corsia preferenziale per le supplenze brevi, per le supplenze
annuali che riguardano – ha concluso – il sostegno e gli strati
più deboli della popolazione, oltre alla lotta alla dispersione
scolastica”.

Il governo ha “il dovere di qualificare gli spazi della
formazione – ha proseguito il ministro – e non a macchia di
leopardo” evitando di disperdere le risorse “in mille rivoli”.
Tra queste ci sono i Pon. “Questa è forse – ha proseguito Gelmini
– l’ultima occasione e non va sprecata”. Per il ministro anche il
federalismo può rappresentare “una risorsa per il Sud”.

Ma mentre il ministro nel carcere minorile, raggiunto via mare
aggirando il blocco dei manifestanti, rispondeva punto su punto
alle domande dei giornalisti fuori montava la protesta: precari,
genitori, alunni e disabili chiedevano di incontrare il ministro
per spiegarle i motivi della contestazione.

“Vogliamo sottolineare la scorrettezza del ministro che ha eluso
il confronto con noi – gridava una docente – perché esiste un
disparità tra i precari del Nord e i precari del Sud: il ministro
questo deve saperlo e non continuare a dire che si sta lavorando
per il Sud”.

Le contestazioni contro il responsabile del Miur si sono levate
anche in diverse altre città d’Italia: le più partecipate a
Palermo, ad Ancona, a Milano (davanti lo storico liceo Parini), a
Sassari. Ma come annunciato il clou delle proteste si è avuto a
Roma: mentre a piazza San Marco sfilavano gli esponenti della
Gilda degli insegnanti, davanti al ministero si sono avvicendati
i rappresentanti della Flc-Cgil, dei Cobas e dell’Onda degli
studenti.

Alg

MAZ

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