Stress da lavoro, in Italia ne soffrono di più le donne

Stress da lavoro, in Italia ne soffrono di più le donne


Roma, 18 set. (Apcom)
– Lo stress legato al lavoro colpisce
milioni di lavoratori europei in tutti i settori d’impiego. In
Italia, nel 2008, secondo uno studio promosso dalla Commissione
Salute delle donne del Ministero della Salute, il fenomeno
interessa le lavoratrici con una percentuale doppia rispetto ai
colleghi uomini, come indicato nel Primo Rapporto sullo stato di
salute delle donne in Italia. Inoltre, su circa 26.000 casi di
malattie professionali denunciati all’Inail ogni anno, oltre il
21% riguarda le donne, con una media di 6.000 denunce l’anno. Ad
aumentare la percentuale per le donne sono soprattutto i
contratti part-time e le forme di lavoro atipico.

Il complesso argomento sarà affrontato nell’ambito del Convegno
nazionale “Approccio multidisciplinare allo stress
occupazionale”, che avrà luogo domani, sabato 19 settembre allee
9.30 presso l’Aula Brasca del Policlinico universitario Agostino
Gemelli di Roma. Il convegno è promosso dall’Istituto di
Psichiatria e Psicologia dell’Università Cattolica di Roma in
collaborazione con l’Istituto Superiore per la Prevenzione e la
Sicurezza del Lavoro (Ispesl). La presentazione del convegno è
affidata ai docenti della Cattolica di Roma Pietro Bria,
direttore dell’Istituto di Psichiatrica e Psicologia, e a Gino
Pozzi, professore aggregato di Riabilitazione in Psichiatria.
Chairmen: Antonio Bergamaschi, professore ordinario di Medicina
del Lavoro all’Università Cattolica di Roma e vicepresidente
Società Italiana di Medicina del Lavoro e Igiene Industriale
(Simlii), e Sergio Iavicoli, direttore Dipartimento Medicina del
Lavoro-Ispesl.

“l National Institute for Occupational Safety and Health (Niosh) – spiega Antonio Bergamaschi – stima che il 40% dei lavoratori ritiene il proprio lavoro stressante; il 26% ritiene di essere esaurito dallo stress; tre quarti dei lavoratori ritengono che i livelli di stress siano aumentati oggi rispetto a una generazione fa. La American Psychological Association stima che due terzi degli americani abbiano avuto bisogno di aiuto contro lo stress: il 54% di essi è preoccupato dei livelli di stress presenti nella vita di ogni giorno; il 62% ritiene che il lavoro abbia un

significativo impatto sui livelli di stress, mentre la maggior parte di essi (52%) è più stressata dal lavoro che dai problemi familiari ed è preoccupata dei problemi di salute causati dallo stress. Quanto alle cause dello stress, il 45% dei lavoratori ritiene che esso dipenda dall’insicurezza del posto di lavoro, il 61% ritiene che responsabile dello stress sia l’elevato carico di lavoro, e il 73% pensa che il fattore principale sia il guadagno insufficiente. Un lavoratore su quattro dichiara di avere preso almeno un giorno di riposo per contrastare lo stress da lavoro.

Lo stress inoltre è legato alla depressione. Si stima che al
mondo 121 milioni di persone soffrano di depressione; tra gli
adulti, una percentuale compresa tra l’8 e il 20% presenta
sintomi di depressione. In America ne soffrono almeno 6 milioni
di maschi, e oltre 12 milioni di femmine.

Analoghi risultati provengono dalla Gran Bretagna, dove le
statistiche ufficiali del servizio sanitario stimano nel
2007-2008, che 442.000 lavoratori subiscano stress da lavoro. Il
13.6% di tutti i lavoratori indica il proprio lavoro come molto o
estremamente stressante. L’incidenza annuale di malattie mentali
collegate al lavoro in Gran Bretagna, stimato dal sistema di
sorveglianza THOR, è di 5,750 nuovi casi per anno. Questa stima
certamente sottovaluta la vera incidenza. La già citata ricerca
del LFS stima che 237. 000 lavoratori nel 2007/8 abbiano sofferto
di stress da lavoro, depressione o ansietà, il che corrisponde ad
un tasso annuale di incidenza di 780 nuovi casi per 100 000
lavoratori. Le giornate di lavoro perse per questi motivi nel
2007/08 sarebbero solo in Gran Bretagna 13.5 milioni.

Secondo dati Ispesl del 2006, il 6% della forza lavorativa è
stata esposta a minacce di violenza fisica, il 4% a violenze da
parte di terzi e il 5% a bullismo e/o molestie. “Il rischio di
incorrere in minacce di violenza e mobbing – spiega Sergio
Iavicoli, direttore del dipartimento di Medicina del lavoro
Ispesl – è più alto nell’istruzione, nel settore sanitario, nella
pubblica amministrazione e nella difesa, oltre che nei trasporti,
nella comunicazione e nel settore alberghiero-ristorazione. Per
gli insegnanti – ha aggiunto – il problema maggiore non è nel
rapporto con gli alunni, ma in quello con le famiglie e la
dirigenza scolastica”. L’altra categoria più esposta allo stress
patologico è “quella degli infermieri e più in generale di tutti
i professionisti dell’aiuto – ha aggiunto Iavicoli – che in
alcuni casi arrivano a subire anche violenze fisiche dai propri
pazienti”.

Red/Apa

MAZ

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