Roma, 18 set. (Apcom) – “Contrario” alla lettera firmata dagli ex
An all’indirizzo del premier sui rapporti con Gianfranco Fini
perché “nel merito era pleonastica” e perché “quando ci sono dei
problemi bisogna agire per risolverli, non fare dichiarazioni per
apparire sui giornali”. Lo afferma, in un’intervista al Corriere
della Sera, il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli.
“Chi non è d’accordo – domanda – nel chiedere che un partito
discuta e che i co-fondatori si incontrino e decidano assieme? Il
mio timore piuttosto è che quella missiva possa ritardare il
chiarimento tra Berlusconi e Fini”.
Secondo Matteoli, il presidente della Camera “non ha bisogno di
50 firme per dimostrare quanto conta”. “Contesto – aggiunge – la
rappresentazione di un Fini abbandonato dal suo partito. Essere
in disaccordo su certe posizioni, come sul testamento biologico e
sull’immigrazione, che peraltro non appartengono alla cultura
tradizionale della destra, non significa che la sua idea di
partito non sia condivisa”.
Il ministro nega che ci sia stato un tradimento dei colonnelli. E
se Fini lo ha pensato, “ha sbagliato profondamente. Almeno per
quanto mi riguarda, non puo’ pensarlo”. Quanto alla gestione del
Pdl, sottolinea: “Io, come Fini, penso che il governo stia
facendo moltissimo, ma che il successo non può durare senza un
grande, democratico e organizzato partito alle spalle. Per questo
penso serva una sintesi tra i partito ottocentesco cuhe non sta
al passo della società civile, e quello leggerissimo che non le
risposte che servono a una società complessa in cui la politica
sta lasciando vuoti che altri, poteri forti, giornali, riempiono
uscendo dal rispettivo ruolo”.
Bac
MAZ
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