Roma, 14 feb. (Apcom) – “Di Eluana è stato detto di tutto: che
avesse mestruazioni, che degluttisse, potesse fare dei bambini.
Sono colossali falsità dette da persone che non l’hanno
conosciuta, non l’hanno vista, nè hanno mai letto la sua cartella
clinica”. Il neuorologo Carlo Alberto Defanti, che ha seguito gli
ultimi anni di Eluana Englaro fino alla sua morte, è intervenuto
questa mattina al convegno organizzato dai Radicali a Roma
‘Verità e menzogne su eutanasia, Coscioni, Welby, Englaro’
raccontando la sua esperienza della vicenda.
Sentire queste cose come responsabile di Eluana, come medico, mi
hanno fatto un male terribile: Eluana – ha raccontato – era tutta
anchilosata, non assomigliava in nulla a quello che tutti ci
immaginavamo, ci siamo persino chiesti se si dovessero fare delle
fotografie per mostrarlo, poi tutto è precipitato ed è una bella
cosa che non si sia fatto”.
Da quando è scoppiato il caso, cioè dopo la sentenza della Corte
d’appello, l’offensiva di coloro che si opponevano, che ritengo
legittima sul piano morale, si è in parte spostata su quello
scientifico: anche miei colleghi, come il professor Gigli che era
mio amico, hanno detto cose false – ha proseguito Defanti –
verosimilmente dettate non dalla volontà di mentire, ma dal loro
essere ottenebrati da un’ideologia, da un’idea preconcetta”.
Il neurologo ha anche raccontato qualche particolare della
clinica La Quiete nella quale è morta la donna: “Eluana è stata
accudita in una stanza con le finestre sbarrate, con due guardie
giurate davanti a lei. Chi si avvicinava doveva lasciare il
telefono cellulare sul tavolo perchè nessuno facesse fotografie”.
Si diceva che Eluana avrebbe sofferto, morendo tra gli spasmi
della fame e della sete: fame e sete si possono provare solo se
si è coscienti, se si fosse svegli si proverebbe sete, altrimenti
tutto ci fa ritenere che non la si provi. Non lo si può dire, in
ogni caso, in modo certo: ma siccome non conosciamo la verità –
ha continuato il medico – davanti ad Eluana non ce la siamo
sentiti di lasciarla disidratare senza fare niente, come fu con
Terry Schiavo. L’abbiamo trattata con una leggera sedazione, come
si fa con i malati terminali di cancro, il che potrebbe aver
anche accorciato un po’ il suo iter”.
In questo campo scientifico non c’è un bianco e nero, ma una
zona grigia in cui destreggiarsi: lo stato vegetativo è una
situazione così nuova che molti medici non lo conoscono e lo
confondono con il coma. È una situazione inedita, mai esistita.
Suor Rosangela, la suora che ha vissuto con Eluana per 13 anni,
non ha mai percepito che in qualche modo – ha concluso Defanti –
la donna si fosse messa in contatto con lei muovendo gli occhi”.
Cep
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