Roma, ricerca a scuola: omosessuali i più discriminati


Roma, 21 gen. (Apcom)
– Nelle superiori sono gli omosessuali i
più discriminati: è questo il risultato di una questionario
distribuito dal Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli in
cinque scuole romane, un’iniziativa in vista della terza edizione
del progetto ‘Smontiamo i bullismi, impariamo a convivere’, che
partirà tra febbraio e aprile 2009. Secondo gli intervistati, la
discriminazione a scuola scatta nel 70,8% dei casi contro
omosessuali, nel 60,1% dei casi contro ragazzi i cui
comportamenti non sono ritenuti conformi al genere di
appartenenza, nel 60,0% dei casi contro stranieri, nel 59,7% dei
casi contro ragazzi in sovrappeso, nel 59,2% dei casi contro chi
ha comportamenti non conformi al gruppo.

Il 58% degli studenti intervistati ritiene che nella propria
scuola si verifichino episodi di bullismo. Le diverse risposte
possono essere raggruppate in due categorie, identità sessuale e
appartenenza al gruppo: per gli intervistati sembrano essere
centrali i tema “chi sono sul piano sessuale e del genere” e “io
sono uguale o sono diverso?”. Acquisisce quindi rilievo –
spiegano gli esperti del Circolo – il tema delle diversità nella
sua globalità: culturale, di razza, di aspetto fisico.

La violenza e la discriminazione sono attribuite principalmente
a studenti maschi, 82,3%, e in misura minore alle studentesse,
43,3 per cento. Si evidenzia inoltre un giudizio negativo, nella
percezione degli intervistati, sul bullismo e un’associazione con
condizioni di disagio, come la dipendenza dalle droghe (59,1%) e
la scarsa coesione del nucleo familiare di appartenenza (56%).

L’espressione di solidarietà e vicinanza alla vittima viene
percepita dagli studenti come un valido e realistico strumento di
reazione al bullismo: il 28,9% degli intervistati parla con la
vittima, il 21,7% parla con il responsabile dell’atto di
discriminazione o di violenza, il 17,6% parla con i genitori, il
14,0% parla con tutti i coinvolti e l’8,3% parla con il dirigente
scolastico. Non si attribuisce un ruolo di arbitro agli adulti e
alle istituzioni, forse ritenuti incapaci di intervenire. Solo il
16% afferma di aver subito atti di violenza e discriminazione,
mentre il 30% ricorda di aver messo in atto il bullismo: gli
studenti sembrano aver pudore di denunciare di esserne stati
vittime, perché tale condizione è percepita come uno stato di
debolezza.

Quanto ai valori di riferimento, gli intervistati sembrano dare
importanza all’aspetto esteriore e all’apparire e ritengono che,
per avere successo nelle relazioni, conti nel 44,3% dei casi la
bellezza, nel 37,7% un abbigliamento alla moda e appena nel 7% un
rendimento scolastico positivo. Per il 67,5% degli studenti,
coraggio vuol dire “credere in ciò che si è e in ciò che si fa”.
Mentre la tendenza generale delle risposte al questionario –
spiega in una nota il Circolo Mario Mieli – mostra l’importanza
di essere uguali al gruppo, la difficoltà e in alcuni casi il
terrore di essere diversi, dalla valutazione del significato del
termine coraggio risulta che, almeno in termini di aspirazione
personale, gli studenti pensano che la capacità di crescita sta
nell’essere se stessi e nell’essere liberi, anche dai
condizionamenti del gruppo.

Il questionario è stato distribuito a 862 studenti – 354 femmine
e 488 maschi – di tutte e cinque le classi di cinque scuole
superiori di Roma: il Liceo Seneca, Istituto tecnico commerciale
e geometri ‘L. B. Alberti’, Istituto tecnico industriale
‘Faraday’, Liceo scientifico ‘Salvini’, Istituto Professionale
‘Sisto V’, protagonisti dell’edizione 2007-08 dell’iniziativa,
realizzata dal Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli.

Red/Gtu

MAZ

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