Milano, 14 feb. (Apcom) – Capire in anticipo quale farmaco usare
per contrastare e curare i diversi tipi di timore, e sceglierlo
in modo mirato e personalizzato, grazie a complessi calcoli
matematici: è un risultato che sarà possibile a breve grazie a
una ricerca della Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei Tumori
di Milano pubblicata sul Journal of National Cancer Institute.
I ricercatori sono arrivati a questa conclusione partendo da uno
studio che spiega come alcuni tumori mantengano una stessa
alterazione in proteine diverse: sono quelli che rispondono al
trattamento con Imatinib, una molecola in grado di spegnere lo
stimolo proliferativo innescato da alcune proteine che causano lo
sviluppo tumorale.
Imatinib è impiegato in modo efficace per curare la leucemia
mieloide cronica e i tumori stromali gastrointestinali (GIST):
però in alcuni pazienti il trattamento smette di essere efficace
in seguito all’insorgenza di un’alterazione secondaria che
impedisce al farmaco di funzionare in modo adeguato. Questa
alterazione secondaria, che prende il nome di “sostituzione
aminoacidica” modifica la proteina, che così alterata non riesce
a interagire con il farmaco. La diretta conseguenza è la ripresa
della crescita tumorale.
“Curiosamente sia nella leucemia mieloide cronica che nei GIST,
due tipi di cancro molto differenti tra loro, l’alterazione è
identica” spiega la dottoressa Elena Tamborini, ricercatrice
presso il Dipartimento di Anatomia Patologica, che ha coordinato
la ricerca con l’aiuto di Silvana Pilotti e con la collaborazione
di Sabrina Pricol dell’Università di Trieste per la parte
modellistica. “Questo fenomeno è dovuto ad una selezione naturale
che fa sì che solo le cellule tumorali con la proteina alterata
riescano a sopravvivere nonostante il trattamento farmacologico.
Con una nuova metodologia definita ‘modellismo molecolare’ –
spiega la ricercatrice – si riesce a prevedere, tramite complessi
calcoli matematici, se le modifiche delle proteine introdotte da
alterazioni siano compatibili o meno con l’interazione con dei
farmaci”.
“Il nuovo approccio – sostiene Marco Pierotti, Direttore
Scientifico della Fondazione Irccs Istituto Nazionale Tumori – ci
consente di predire nel modello l’efficacia dell’interazione tra
farmaco e bersaglio, costituito da una proteina alterata in
quello specifico tumore. La simulazione effettuata usando il
modello può poi vedere e prevedere l’attività di farmaci
alternativi. Trovato un candidato si prova la sua efficacia in
linee cellulari costruite appositamente con la proteina alterata
del paziente e se funziona si passa al trattamento. Abbiamo già
almeno un esempio che questa procedura porta dopo due settimane
del trattamento così individuato ad un cambiamento funzionale del
tumore, che smette di crescere, come documentato da PET e TAC”.
Mon
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