Ricerca/ La nuova povertà è quella alimentare, allarme al Sud

Ricerca/ La nuova povertà è quella alimentare, allarme al Sud


Roma, 3 ott. (Apcom)
– In Italia ci sono oltre 3 milioni e mezzo
di persone che non hanno abbastanza soldi per un’alimentazione
adeguata. Altro che carne, pollo e pesce almeno ogni due giorni.
Il dato emerge dalla ricerca realizzata dalla Fondazione per la
sussidiarietà, curata dal pro rettore della Cattolica Luigi
Campiglio. L’indagine, riportata oggi dal Corriere della Sera,
per le prima volta calcola la soglia di povertà alimentare e che
i dati non sono il frutto di fredde statistiche, ma di quanto
emerso dalla Rete della Fondazione Banco alimentare, che ha 8
mila enti sparsi sul territorio che aiutano direttamente 1.5
milioni di indigenti.

Secondo quanto riportato dal Corsera, una famiglia di due persone
viene considerata povera se ha una spesa di cibo e bevande, in
media, inferiore a 222,29 al mese che oscilla che oscilla, a
seconda delle differenze tra regione e regione, dai 195 euro in
Sicilia ai 255 in Trentino Alto Adige. Il problema riguarda tutta
la popolazione ma è più concentrato nel Sud. Colpisce in modo più
drammatico bambini e giovani, gli anziani e le persone sole. La
fascia d’età, 35-39 anni, è in grande difficoltà: sono i separati
che non possono permettersi, dopo aver pagato l’affitto, anche un
pasto “come si deve”. Non se la passano bene neanche gli anziani,
specie nel Meridione.

“Il rapporto vuole essere uno strumento di lettura e di
suggerimento – dice al Corsera Marco Lucchini, direttore della
Rete del Banco alimentare – E un aspetto fondamentale che emerge
dall’indagine per affrontare l’indigenza, per esempio, è il
fattore tempo. Più rapido è il soccorso meglio si evita che una
situazione di rischio di povertà temporanea, causata per esempio
dalla perdita di lavoro, si aggravi e diventi di più difficile
soluzione”.

Red/Nav

MAZ

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