GALLARATE Baffi e capelli bianchi ormai da un po’. Gli occhiali indossati sin da ragazzo per correggere la miopia da talpa e smessi da qualche tempo grazie ad un intervento chirurgico sono il piccolo cambiamento di chi non ha mai badato al look, ma che dà al personaggio un lieve tocco di novità. Ma Gino Paoli ha settantadue anni portati splendidamente. E cinquant’anni di carriera nel cassetto. Gallarate si prepara a festeggiarli con lui, il 17 ottobre alle 21, al teatro Condominio Vittorio Gassmann dove da qualche giorno è già cominciata la corsa per accaparrarsi un biglietto, ma ci sono ancora pochi posti disponibili
(da 40 a 60 euro, informazioni allo 0331.78.41.40). A sei anni dall’ultimo album, Gino Paoli torna sul palco accompagnato da Vittorio Riva alla batteria, Marco Caudai al basso, Carlo Fimiani alle chitarre, Dari Picone al piano e tastiere e i GnuQuartet (quartetto formato da Francesca Rapetti al flauto, Roberto Izzo al violino, Raffaele Rebaudengo alla viola e Stefano Cabrera al violoncello) per presentare il suo nuovo cd intitolato «Storie», che dà il nome anche al tour, proponendo i suoi ultimi brani, ma anche i successi di sempre, per proseguire la sua di storia, quella lunga e intensa intrapresa cinquant’anni fa, con la musica.
STESSA PASSIONE
E Gino Paoli continua a fare con passione il mestiere del cantautore, quello di chi trova le parole giuste e le coniuga con la musica per poi cantarle, come fanno gli artigiani che producono pezzi unici e non in serie. «Storie» può sembrare all’apparenza un titolo generico, ma che restituisce invece il significato più puro dell’album in cui il cantautore genovese si affida alla formula dell’allegoria, del racconto emblematico, della fiaba che va ben oltre sé stessa per collocarsi tra la leggerezza del sogno e l’aspro bordo della realtà. Che poi è il modo cui i bimbi affidano la loro conoscenza del mondo. Non a caso fu proprio Paoli, in un disco di molti anni fa, a definirsi «un bambino dai capelli bianchi che parla d’amore». Già allora.
RACCONTARE STORIEMa nelle dodici «Storie», tanto visionarie quanto vere, sono poche quelle inserite a parlare di sentimenti, insieme alle altre che, piuttosto, affrontano tematiche più forti. Come la tanto discussa «Il pettirosso» al quale consegna l’amore inatteso di un vecchio verso una bimba. E’ la storia di uno stupro in cui alla fine il vecchio muore e la ragazzina ne ha pietà. O «La paura» dove si chiede se la cattiveria esista davvero e se l’uomo nero non sia piuttosto un’invenzione degli adulti, qui smentita dalla lungimiranza d’un bambino. Insomma un disco, come nella miglior tradizione "paoliana",
senza punti esclamativi, ricco invece di interrogativi, proposti senza alcuna pretesa di risolverli. «Raccontare storie mi diverte – ha detto Paoli in una recente intervista – e mi dà modo di dire tante cose in più, per mettere meglio a fuoco la mia antica, indomita, sempreverde anarchia». La seconda parte del concerto sarà dedicata quindi all’interpretazione dei successi che hanno firmato le più belle pagine della musica italiana grazie alle quali, al di là dei lievi cambiamenti, Paoli, rimane ancorato alle cose in cui ha sempre creduto e in cui continua a credere: l’amore e la libertà.
Barbara Rizzo
v.colombo
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