Roma, 17 feb. (Apcom) – Il Papa “non è solo”: parola del
superiore dei Lefebvriani, mons. Bernard Fellay. “Tutti i veri
cattolici, e non sono pochi, stanno con il Papa, non possono
stare altrove”, afferma il presule a cui è stata di recente
revocata la scomunica nel libro-intervista ‘Tradizione, il vero
volto. Chi sono e che cosa pensano gli eredi di Lefebvre’ (a cura
di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro per i tipi di Sugarco).
“Noi siamo veri cattolici e siamo e vogliamo continuare a essere
i più grandi sostenitori del Vicario di Cristo. Non possiamo fare
altrimenti. Coloro che ci descrivono come ribelli non rendono
servizio alla verità”.
Certo – prosegue Fellay – ci sono dei punti di discussione molto
importanti, molto profondi, ma questo non intacca il nostro amore
e la nostra dedizione per il Santo Padre. Noi amiamo il Papa,
vogliamo il Papa. Noi vogliamo il Papa nel pieno delle sue
funzioni. Purtroppo constatiamo che la teologia prevalente degli
ultimi decenni ha realizzato un vero e proprio golpe contro la
sua autorità. Oggi spesso vescovi e conferenze episcopali si
occupano di tutto, dall’emergenza rifiuti alla crisi economia, ma
non dell’insegnamento della dottrina e della trasmissione della
fede. Hanno acquisito una visione puramente orizzontale de hanno
dimenticato quella verticale. Questo spiega la disobbedienza al
Santo Padre: se si trattano questioni puramente umane, è logico
che si abbiano punti di vista diversi, anche opposti . La
cosiddetta collegialità, l’idea che l’insieme dei vescovi sia più
importante del Santo Padre, qui mostra tutti i suoi effetti.
Nostro Signore non ha istituito la chiesa in questo mondo, non ha
fondato le conferenze episcopali. Quando si dice ‘il Vaticano’ si
dovrebbe intendere lo strumento al servizio del potere papale. In
realtà, l’impressione è che esso si sia trasformato in un
agglomerato burocratico che in parte neutralizza l’autorità
papale e in parte esercita un potere in proprio. Tanto è vero che
spesso si dice ‘il Vaticano ha detto’, ‘il Vaticano fa’, ma nella
realtà non si sa eppure chi abbia detto, sostenuto o fatto
qualcosa”.
Oggi si constata persino l’assurdo di sacerdoti he arrivano iin una parrocchia e dichiarano di non essere lì per insegnare, ma per imparare. E’ doppiamente drammatico. Il concetto di ‘popolo di Dio’ ha agito come mito anti-istituzionale generando l’idea che il vero problema della chiesa fosse quello di liberarsi delle sue figure istituzionali, cominciando dal papato. Ecco perché il ruolo del sacerdote è stato sminuito: perché è sempre stato il cardine dell’istituzine
sul territorio, tra i fedeli. Non è un caso se gli unici sacerdtori che, a un certo punto, hanno cominciato a godere di buona reputazione sono stati i cosiddetti ‘sacerdoti scomoodi’, quelli che contestavano l’istituzione”. La Chiesa. Per Fellay, ha subito un processo di “prtestantizzazione”. Lutero, Kant e Marx sono “le tre figure che hanno segnato la storia in maniera tragica”. Un’anticipazione del libro-intervista al superiore dei Lefebvriani è stata pubblicata oggi dal ‘Foglio’.
Ska
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