VARESE «Non accetto lezioni di antiberlusconismo da nessuno, figuriamoci adesso», ha detto Rosy Bindi venerdì sera al De Filippi, pronta a confrontarsi con gli attacchi peggiori senza «fare gara a chi urla più forte» come gli alleati del Pd, dopo l’attacco arrivato da Silvio Berlusconi a Porta a Porta mercoledì sera: «Più bella che intelligente», aveva detto il premier. La Bindi lo ha richiamato in causa per mettere subito in chiaro condizioni e obiettivi che si aspetta dal Pd che verrà: un partito in allontanamento da Di Pietro e in sintonia con Casini («non ci andavo d’accordo dal ’94», dice la Bindi), ma anche una coalizione, qualunque sarà, che sappia contrastare seriamente l’atteggiamento dell’attuale governo. A maggior ragione i democratici sono chiamati a proporre un’alternativa politica valida «dopo quei 15 minuti di delirio di onnipotenza del presidente del consiglio», ha sottolineato il varesino Luca Radice ricordando la telefonata al programma di Bruno Vespa. «Voglio un partito che sia in grado di opporsi a questo modello», dichiara quindi la sostenitrice della mozione Bersani. «Possiamo provarci facendo gara a chi urla più forte». Ma non è questa un’alternativa seria, per la Bindi: è sbagliato mettersi sul piano di chi lancia “insulti da caserma” come il presidente del consiglio. «Siamo più rispettosi noi di lui che non lui della sua stessa persona; forse perché lui sa cose su di sé che noi non sappiamo, per nostra fortuna. Ma voglio avere il gusto di batterlo politicamente e che vada a caso per sentenza del popolo». Perché «questi signori – continua Rosy Bindi – sono al governo da troppo
tempo, in parte anche per colpa nostra, ma il risultato è che l’Italia si trova in un declino preoccupante». «Mi limito a far notare che la concezione che quest’uomo ha delle donne è chiarissima e si può circoscrivere allo stacco di coscia», commenta il consigliere democratico della prima circoscrizione Elisabetta Cacioppo che esprime piena solidarietà a «una donna col fascino dell’intelligenza». Perché la donna, piaccia o no, non ha solo quello: «Vorrei che iniziassero a capirlo sia Berlusconi che la società in generale». «L’ho vista il giorno dopo al telegiornale – racconta Elena Pedretti, consigliere comunale del Pd a Sesto Calende – ho notato che la Bindi ha contato fino a dieci prima di ribattere, sembrava voler dire “senti chi parla”. Chi non ha argomenti, per il consigliere, può solo finire per attaccare gli oppositori ai livelli più bassi». D’accordo con lei la compaesana e collega di partito Eleana Zanone, ex assessore che ha partecipato all’incontro di ieri sera anche per esprimere solidarietà: «Ho pensato che non c’è limite al peggio, è stato davvero una specie di delirio di onnipotenza. Essere eletto dal popolo non vuol dire arrogarsi il diritto di passare sopra a chiunque altro». Non era stupita invece Michelle Beretta, portavoce del circolo di Uboldo: «Sparare affermazioni senza pensare è la normalità per Berlusconi. Di solito però il giorno dopo arriva una rettifica dicendo che sono gli altri a non averlo capito bene: in questo caso non si è nemmeno sprecato. Ma d’altra parte abbiamo visto chi sono le donne che ha messo ai suoi ministeri, e con questo ho detto tutto».Francesca Manfredi
s.bartolini
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