Roma, 10 ott. (Apcom-Nuova Europa) – A 16 anni dalla chiusura
delle frontiere tra Armenia e Turchia, oggi scocca un’ora
storica per i due Paesi. A Zurigo, sotto l’occhio attento di
Russia, Stati Uniti, Unione europea, Francia e Svizzera i
rappresentanti di Erevan e Ankara firmeranno l’accordo di
normalizzazione dei rapporti, che prevede la ripresa delle
relazioni diplomatiche e prelude all’apertura del confine.
Una schiarita maturata poche settimane fa dopo un intenso
dialogo tra i due Paesi che sono stati e sono ancora divisi dal
mancato riconoscimento da parte della Turchia del genocidio
armeno e dal conflitto congelato dell’enclave armena in
territorio azero del Nagorno Karabak, in cui Ankara ha appoggiato
da sempre l’alleato azero, chiudendo nel 1993 le porte delle
frontiere agli armeni.
Un giro di conferme e annunci di presenze di rilievo ha accompagnato la vigilia della cerimonia a Zurigo. La prima è stata quella del segretario di Stato Usa Hillary Clinton che ha commentato con soddisfazione il raggiungimento di un accordo e ha offerto la propria disponibilità per concludere i passi futuri del protocollo. Poi è seguito il
ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, il cui dicastero aveva per primo annunciato la data ufficiale della firma per il 10 ottobre. All’appello delle conferme ufficiali manca soltanto l’Armenia, tassello fondamentale del patto, che secondo circoli diplomatici sarebbe stata messa sotto pressione da parte della potente diaspora, che è contraria alla firma, una concessione troppo grande ai “nemici” di sempre.
Non si annunciano, però, sorprese dell’ultimo minuto e per i due
Paesi la firma del protocollo è il primo passo verso relazioni
mutualmente vantaggiose: da una parte la Turchia spera ottenere
un’accelerazione nei negoziati di adesione all’Unione europea,
dall’altra l’Armenia, incastrata nel Caucaso e senza risorse
petrolifere, potrà uscire dall’isolamento.
Dmo
MAZ
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