Città del Vaticano, 17 feb. (Apcom) – Dal Vaticano non arriva
nessuna conferma, ma le dimissioni del vescovo ausiliare di Linz,
in Austria, appaiono ormai come l’irrevocabile conseguenza di
quella che somiglia ad una rivolta dell’episcopato austriaco nei
confronti del Papa tedesco.
Cinquantaquattro anni, Gerhard Maria Wagner era stato nominato
lo scorso 31 gennaio dal Papa, suscitando, subito, le proteste di
fedeli, sacerdoti e anche del Capitolo del Duomo di Linz. Il
personaggio era infatti noto. Prete della parrocchia di
Windischgarsten, le sue posizioni ultraconservatrici lo avevano
proiettato sul proscenio dei mass media internazionali.
“L’uragano Katrina ha distrutto non solo i nightclub e i
bordelli, ma tutte le cliniche dove si pratica l’aborto”, ebbe a
dire dopo la tragedia di New Orleans. “Lo sapevate che due giorni
dopo gli omosessuali avevano programmato una parata nel quartiere
francese? L’aumento di catastrofi naturali è una conseguenza solo
dell’inquinamento ambientale da parte dell’uomo o non anche una
conseguenza di un’inquinamento spirituale?”. L’omosessualità, per
Wagner, va “guarita”. La saga di Harry Potter contiene elementi
di occultismo e satanismo. “L’accertamento della verità di fede
non può essere fatta dal basso”, ha detto, ancora, Wagner,
irritando liberal, laici e movimenti per i diritti delle donne
nella Chiesa.
Ce n’era abbastanza per un malumore che è montato tra preti e fedeli austriaci al momento della sua promozione a vescovo. In segno di polemica, alcune decine di fedeli hanno abbandonato le chiese di Linz. “Se qualcuno nei giorni scorsi ha voltato le spalle alla Chiesa, vorrei invitarlo a tornare in ragione della fede nella comunità della Chiesa”, afferma oggi il vescovo della cittadina austriaca, Ludwig Schwarz. La perplessità si è andata poi a sommare alla sorpresa suscitata, in Austria, dalla revoca decisa dal Papa della scomunica ai lefebvriani. E così il cardinale Christoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna, e il vescovo Egon Kappellari, entrambi amici di Ratzinger, si sono precipitati a Roma, la scorsa settimana, per convincere il Papa della necessità di una svolta. Consultazioni culminate in una riunione straordinaria dell’episcopato austriaco che
si è svolta oggi a Vienna per affrontare la “crisi”. “E’ fuori questione – affermano i vescovi nel comunicato finale – che al Papa spetta la libera nomina dei vescovi. I vescovi non desiderano alcun ritorno al passato, nel quale – come accadeva nel 1918 – era il Kaiser a nominare i vescovi. Né un ‘voto popolare’ dei vescovi eviterebbe conflitti e partigianerie”. I presuli, tuttavia, sottolineano che “prima che il Santo Padre prenda l’ultima decisione, ci devono essere fondamenti affidabili e ampiamente provati sui quali egli possa appoggiarsi”. Memori delle polemiche sollevate da alcune nomine episcopali di Wojtyla, e in vista di una serie di pensionamenti imminenti, evidenziano che “i fedeli attendono con ragione che il processo nella ricerca dei candidati, l’esame delle proposte e l’ultima decisione venga presa accuratamente e con sensibilità pastorale”.
Monsignor Wagner, da parte sua, assicura di aver rassegnato le
dimissioni – non ancora accolte dal Papa – di sua spontanea
volontà e “nell’interesse e per il bene della Chiesa”. Il
sacerdote precisa di aver sentito fin dall’annuncio della sua
nomina una diffusa “resistenza” che – “a essere sincero” – si è
espressa “con modalità prive di amore e di misericordia”. Il suo
superiore, il vescovo di Linz, getta acqua sul fuoco. “L’immagine
di vincitori e perdenti in questo momento non serve affatto”,
afferma, specificando che sulla scelta del suo ausiliare adesso è
il momento di prendere una “pausa”. Nel Pontificato di Ratzinger
c’è solo un precedente a questa decisione: quando, nel gennaio
2007, monsignor Stanislaw Wielgus, arcivescovo di Varsavia, fu
costretto a poche ore dall’insediamento ufficiale in diocesi
perché accusato di aver collaborato con i servizi segreti durante
il periodo sovietico.
Tra Roma e Vienna, ad ogni modo, la tensione resta alta. I
vescovi austriaci assicurano “stretta collaborazione” agli uffici
vaticani responsabili delle nomine dei vescovi. E, tornando
sull’affaire lefebvriani, auspicano – come già aveva fatto
Schoenborn – “che si riescano a migliorare gli insufficienti
processi comunicativi anche in Vaticano, in modo che il servizio
universale del Papa non venga coperto da ombre”. I seguaci di
Lefebvre? Gli è stata revocata la scomunica, ma non per questo
sono “automaticamente” rientrati nella Chiesa, puntualizzano.
Per essere ammessi devono “ovviamente” accettare il Concilio
vaticano II. Risponde, a distanza, il superiore dei lefebvriani.
Un consenso dottrinale col Papa “sembra difficile” a mons.
Bernard Fellay. “Certo, abbiamo l’impressione che sia vicino a
noi sulla questione liturgica”, spiega in un’intervista al
quotidiano svizzero ‘Le Nouvelliste’. “D’altro canto tiene molto
profondamente alle novità del Concilio vaticano II”. Poi lancia
la sfida. “Nel momento in cui si parla di ritorno alla piena
comunione, forse, in effetti, il Papa si sta domandando chi, tra
certi vescovi e noi, è più vicino a lui”.
Ska
MAZ
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