New York, 18 feb. (Apcom) – Uno sceriffo dell’Arizona è accusato
di abuso di potere per aver riservato a duecento detenuti
messicani un trattamento senza dubbio poco convenzionale: farli
marciare per le vie di Phoenix, vestiti soltanto con biancheria
intima rosa. Lo sceriffo Joe Arpaio, il capo delle forze di
polizia della contea di Maricopa, della quale fa parte Phoenix, è
ora formalmente indagato e potrebbe presto trovarsi di fronte a
un’inchiesta federale per violazione dei diritti civili e per
discriminazione nei confronti degli immigrati latini.
La notizia ha assunto rilevanza nazionale nel giorno della
visita in Arizona del presidente americano Barack Obama, che
presenterà un piano per aiutare i proprietari di casa che non
riescono a pagare le rate del mutuo.
Arpaio, che si autodefinisce “lo sceriffo più duro d’America”,
non è nuovo a iniziative controverse per pubblicizzare il pugno
duro sul crimine (la notorietà è vitale per lo sceriffo di una
contea, una carica elettiva negli Stati Uniti). E’ sotto accusa
per aver alloggiato i carcerati dentro tende nel caldo torrido
dell’Arizona ed è finito sotto i riflettori dopo una controversa
partecipazione al reality show “Smile… you are under arrest”
(Sorridi… sei in arresto), sull’emittente filorepubblicana Fox.
Il maggiore dei grattacapi per lo “sceriffo Joe” è che per
indagare sulla vicenda sono stati chiamati in causa il ministro
della Giustizia Eric Holder e il ministro degli Interni Janet
Napolitano, l’ex governatrice dell’Arizona. Napolitano ha avuto
rapporti amichevoli con Arpaio in passato, ma aveva espresso
preoccupazione per il ricorso alla pubblica umiliazione nella
lotta al crimine e ordinò la revisione del programma che consente
alle forze dell’ordine locali di intervenire contro
l’immigrazione illegale.
Il rischio di abusi è troppo alto, specialmente nel caso di
Arpaio. La settimana scorsa lo sceriffo ha costretto 200
immigrati messicani a marciare in catene attraverso le strade di
Phoenix in quello che il New York Times ha definito uno
“spettacolo degradante”.
“La segregazione per un fatto razziale non è accettabile”, ha
detto uno dei giudici chiesto l’intervento di Holder e
Napolitano, nel suo nuovo ruolo al governo. “Arresti mediatici e
esibizionismo non possono sostituire una equa ed efficace
applicazione della legge”, ha aggiunto.
Arpaio era già stato accusato di discriminazione razziale l’anno
scorso, quando il sindaco di Phoenix, Phil Gordon, aveva
richiesto un’indagine all’allora ministro della Giustizia Michael
Mukasey. Questa settimana lo sceriffo ha negato in un’intervista
al quotidiano locale Arizona Republic che i suoi funzionari
abbiano mai agito sulla base di un fattore razziale. Ma le sue
iniziative parlano da sole.
Usa-Emc
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