Tra il 2011 e il 2024 dall’Italia sono emigrati 630mila giovani tra i 18 e i 34 anni. Non si tratta di un fenomeno episodico, ma di un flusso continuo che segnala una perdita profonda, sia quantitativa sia qualitativa, della parte più istruita e dinamica della popolazione. È quanto emerge dal primo Rapporto CNEL 2025, intitolato “L’attrattività dell’Italia per i giovani dei Paesi avanzati”, curato da Valentina Ferraris e Luca Paolazzi.
Il documento analizza l’impatto dell’emigrazione giovanile sul capitale umano nazionale, costruisce un indice di attrattività territoriale e individua possibili leve per invertire la rotta. Il quadro che ne emerge è netto: il saldo migratorio dei giovani è fortemente negativo.
Al netto degli ingressi, nello stesso periodo l’Italia ha perso 441mila under 35. Solo nel 2024 le partenze sono state 78mila, con un saldo di -61mila. Un dato simbolico chiarisce la dimensione del fenomeno: nello stesso anno il numero dei giovani emigrati equivale al 24% delle nascite. Complessivamente, i giovani che hanno lasciato il Paese rappresentano circa il 7% dei residenti della stessa fascia d’età nel 2024.
Cresce la componente femminile e il livello di istruzione
Un altro elemento rilevante riguarda la componente femminile, in costante aumento. Nel 2024 le donne rappresentano il 48,1% dei giovani emigrati, con punte superiori al 50% nel Nord-Est. Cresce soprattutto il livello di istruzione: nel triennio 2022-2024 il 42,1% dei giovani che hanno lasciato l’Italia è laureato, contro il 33,8% della media del periodo 2011-2024.
Tra le donne la quota sale al 44,3%, con uno scarto più marcato rispetto ai coetanei maschi nel Mezzogiorno, dove le giovani istruite emigrano anche per superare un più ampio divario di genere nel mercato del lavoro.
Il costo economico di questa emorragia è enorme: il valore del capitale umano uscito dal Paese nel periodo considerato è stimato in 159,5 miliardi di euro, pari al 7,5% del PIL.
Per ogni giovane straniero che arriva, nove italiani se ne vanno
A livello territoriale, Lombardia, Sicilia e Veneto registrano i valori assoluti più elevati di giovani emigrati. In rapporto al PIL, però, le perdite più pesanti colpiscono Alto Adige, Calabria e Sicilia. Nel triennio 2022-2024 il peso medio annuo della perdita di capitale umano è stato pari allo 0,8% del PIL, con picchi in Alto Adige (1,7%), Calabria (1,6%) e Molise (1,5%). I valori più bassi si registrano invece in Lazio (0,45%), Emilia-Romagna (0,54%) e Toscana (0,6%).
Il Rapporto evidenzia anche un forte squilibrio nei flussi migratori con i Paesi avanzati: per ogni giovane straniero che arriva dall’Europa o dagli Stati Uniti, nove giovani italiani se ne vanno. L’Indice Sintetico dei Flussi Migratori (ISFM) colloca l’Italia tra i Paesi meno attrattivi, con le regioni meridionali in fondo alla classifica e Calabria e Sicilia nelle ultime posizioni.
Regno Unito prima meta, Italia poco scelta dagli stranieri
Il Regno Unito è la principale destinazione dei giovani italiani, scelto dal 26,5% degli emigrati, seguito da Germania e Svizzera. L’Italia, al contrario, viene scelta solo dall’1,9% dei giovani provenienti dall’area europea e dagli Stati Uniti.
A questo scenario si aggiungono i movimenti interni: dal Mezzogiorno al Centro-Nord si sono trasferiti, al netto, 484mila giovani, con una perdita di capitale umano stimata in 147 miliardi di euro. Campania, Sicilia e Puglia guidano le regioni in uscita, mentre Lombardia ed Emilia-Romagna risultano le principali destinazioni.
Il Rapporto CNEL fotografa così una doppia emorragia, esterna e interna, che mette seriamente a rischio il futuro demografico, economico e sociale del Paese.













