Roma, 18 ott. (Apcom) – Un detenuto su tre nelle carceri italiane è straniero : su 65 mila persone ospitate nei penitenziari della
penisola, 24 mila sono cittadini stranieri (il 37%). Sono i dati
diffuci dal Sindacato autonomo della polizia penitenziaria
(Sappe) che chiede al governo Berlusconi di “incrementare
concretamente le espulsioni dei detenuti stranieri” per alleviare
i gravi problemi di sovraffollamento delle carceri.
“Si deve incrementare il grado di attuazione della norma che
prevede l’applicazione della misura alternativa dell’espulsione
per i detenuti stranieri i quali debbano scontare una pena, anche
residua, inferiore ai due anni; potere che la legge affida alla
magistratura di sorveglianza”, afferma Donato Capece, segretario
generale del Sappe.
“I dati – prosegue Capece – evidenziano un boom di detenuti
stranieri nelle carceri italiane. Si stratta di numeri
incontrovertibili”. “Oggi abbiamo in Italia 65.000 detenuti: ben
24mila (il 37% del totale) sono stranieri: 4.333 sono i
comunitari detenuti (3.953 gli uomini e 380 donne) mentre quelli
extracomunitari sono ben 19.666 (18.827 uomini e 839 donne)”.
In alcuni Istituti la percentuale di presenza di detenuti
stranieri è davvero altissima: nella Casa Circondariale di Padova
sono l’83%, al Don Soria di Alessandria il 72% come a Brescia
mentre nella sarda Is Arenas Arbus sono il 73%. E buona parte dei
penitenziari del Nord hanno una presenza varia che oscilla tra il
60 ed il 70%. “Questo accentua – continua capece – per le
difficoltà di comunicazione e per una serie di atteggiamenti
troppo spesso aggressivi – le criticità con cui quotidianamente
devono confrontarsi le donne e gli uomini della Polizia
penitenziaria. Si pensi, ad esempio, agli atti di autolesionismo
in carcere, che hanno spesso la forma di gesti plateali,
distinguibili dai tentativi di suicidio in quanto le modalità di
esecuzione permettono ragionevolmente di escludere la reale
determinazione di porre fine alla propria vita”.
Le motivazioni messe in evidenza sono varie: esasperazione,
disagio (che si acuisce in condizioni di sovraffollamento),
impatto con la natura dura e spesso violenta del carcere,
insofferenza per le lentezze burocratiche, convinzione che i
propri diritti non siano rispettati, voglia di uscire anche per
pochi giorni, anche solo per ricevere delle cure mediche. Ecco,
queste situazioni di disagio si accentuano per gli immigrati che
per diversi problemi legati alla lingua e all’adattamento pongono
in essere gesti dimostrativi.
Il Sappe chiede dunque al Governo Berlusconi di “recuperare il
tempo perso su questa significativa criticità penitenziaria e di
avviare rapidamente le trattative con i Paesi esteri da cui
provengono i detenuti – a partire da Romania, Tunisia, Marocco,
Algeria, Albania, Nigeria – affinchè scontino la pena nei Paesi
d’origine.
Per il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria “è fondamentale
trovare accordi affinche’ gli stranieri scontino la pena nei
Paesi d’origine. Questo, oltre a mettere un freno ad una grave
emergenza, potrebbe rivelarsi un buon affare anche per le casse
dello Stato, con risparmi di centinaia di milioni di euro,
nonche’ per la sicurezza dei cittadini. Un detenuto – ricorda
Capece – costa infatti in media circa 300 euro al giorno allo
Stato italiano”.
Red/Nes
181243 ott 09
MAZ
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