VARESE – Una denuncia per stalking, due gravidanze contemporanee e un test del DNA che sembrerebbe smentire le dichiarazioni del querelante: sono questi gli ingredienti del processo in corso in questi giorni davanti al giudice monocratico di Varese, dove una donna è imputata per atti persecutori nei confronti di una coppia.
La vicenda, risalente al 2022, ha preso il via da una denuncia presentata da marito e moglie, che hanno accusato la giovane donna, poco più che trentenne, di molestie e danneggiamenti, in particolare contro la moglie e contro l’auto della coppia.
La ragazza, difesa dall’avvocato Maurizio Domanico, ha però offerto una ricostruzione totalmente diversa: avrebbe cercato di contattare la moglie dell’uomo non per perseguitarla, ma per confessarle di aver avuto una relazione con suo marito e di essere rimasta incinta.
In aula, l’uomo ha negato tutto, parlando di invenzioni e atteggiamenti ossessivi. Ma il DNA ha raccontato un’altra storia: il test richiesto dalla difesa dell’imputata avrebbe accertato con una probabilità del 99,9% che il padre del bambino che la giovane porta in grembo sarebbe proprio il querelante.
Un colpo di scena che ha riacceso i riflettori su una vicenda già complessa. I coniugi si sono costituiti parte civile, rappresentati dall’avvocato Fabio Margarini. Il processo continua.













