Famedio, il Comune di Varese non ne azzecca una: sbaglia i nomi di tre varesini illustri

Maroni indicato come Ernesto, Tomassini trasformato in Tommasini e Liala ribattezzata Amelia: imbarazzo durante la cerimonia

VARESE – Mattinata da dimenticare al cimitero di Giubiano, dove è stato inaugurato il famedio dedicato ai varesini illustri. La cerimonia, prevista come momento solenne di omaggio alla memoria cittadina, alla presenza del sindaco Davide Galimberti, è stata invece segnata da una serie di errori nelle incisioni dei nomi, che hanno immediatamente attirato l’attenzione e suscitato imbarazzo.

Sulla lapide, Roberto “Bobo” Maroni è stato indicato con il secondo nome, Ernesto, al posto di Roberto. Un errore che ha colpito particolarmente per il valore simbolico e pubblico della figura dell’ex governatore lombardo. Non meno evidente lo sbaglio sul nome di Antonio Tomassini, trasformato in Tommasini, con una lettera in più e una in meno rispetto al cognome corretto. Terza svista, quella che riguarda la scrittrice Liala, il cui vero nome, Amalia, è stato inciso come Amelia.

La scoperta è avvenuta subito dopo lo svelamento ufficiale della lapide, rovinando in parte il clima della cerimonia. Gli errori sono stati segnalati anche sui social e in ambienti legati alla memoria di Maroni, dove non sono mancate osservazioni ironiche ma anche critiche per una mancanza considerata evitabile.

In particolare, il caso di Maroni ha avuto una risonanza maggiore, anche per il valore affettivo e politico che il nome di “Bobo” rappresenta per Varese. L’uso del secondo nome al posto del primo è stato interpretato come una leggerezza che stona con il significato istituzionale del famedio, luogo pensato per custodire la memoria collettiva della città.

Ora si attende una correzione formale delle incisioni e una presa di posizione ufficiale da parte dell’amministrazione comunale. Un episodio che, al di là dell’ironia, riaccende il tema dell’attenzione dovuta quando si tratta di storia, identità e rispetto per le figure che hanno segnato la vita pubblica varesina. Per la serie, sarebbe bastato leggere e rileggere prima di “mandare in stampa”… ed evitare di spendere soldi pubblici due volte. Perché il contribuente varesino, ancora una volta, potrebbe giustamente commentare come Totò: “E io pago…“.