di Stefano AffoltiTERAMO I numeri dicono che il soldato Gek si è salvato: 4/7 da due, 3/3 dall’arco, 3 recuperi, 4 falli subiti, 21 di valutazione (sul misero 68 di squadra). Dopo una legnata così il capitano biancorosso non accampa distinguo e straccia metaforicamente (ma anche no) lo scout: «Le statistiche dei singoli lasciano il tempo che trovano: si gioca di squadra, stavolta l’abbiamo fatto male e abbiamo perso. Il resto non conta, superfluo cercare cartellini timbrati». Merito di Teramo o colpa della Cimberio? «Più ancora che il dominio a rimbalzo – osserva Galanda – la chiave è stata la loro aggressività: nel secondo tempo la pressione ci ha impedito di ragionare, abbiamo fatto parecchia confusione, mentre loro segnavano sempre. A un certo punto una serie di bombe ci ha “ammazzati”. Peccato, perché fino a quel momento, nonostante tutto, eravamo in corsa. Però attenzione,
abbiamo lasciato due punti su un campo difficile e contro una buonissima squadra: passare qui sarà difficile per tutti».Ancora più autocritica l’analisi di Marco Passera: «Non ci sono alibi. Nel primo tempo siamo stati poco furbi: per come abbiamo giocato potevamo e dovevamo mettere il naso avanti, invece siamo andati al riposo sotto di 4. Nella ripresa loro si sono scatenati, noi abbiamo fatto fatica e concesso troppi secondi tiri: la partita è volata via quando hanno monetizzato la superiorità infilando una serie incredibile da tre». Marchino però guarda già avanti: «Dopo l’euforia del derby torniamo coi piedi per terra: abbiamo sbattuto il muso contro la realtà di un campionato nel quale dovremo sudarci ogni partita. Ci attende una settimana tosta: non vedo l’ora di tornare in palestra, per lavorare sodo e preparare il riscatto. Domenica prossima conto di rivedere la bella Cimberio dell’esordio».
a.confalonieri
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