Caso Passler, ecco cos’è il letrozolo: il farmaco vietato trovato nel controllo antidoping

È un antitumorale usato in oncologia, ma nello sport è vietato perché altera i livelli ormonali e può mascherare altre sostanze proibite.

La sostanza dopante riscontrata nell’atleta Rebecca Passler durante i controlli alle Olimpiadi di Milano-Cortina è il letrozolo, un principio attivo appartenente alla categoria degli inibitori dell’aromatasi. Si tratta di un farmaco utilizzato principalmente in ambito medico e oncologico, e non di una sostanza nata per migliorare direttamente le prestazioni sportive.

Il letrozolo è infatti un farmaco antitumorale, prescritto soprattutto nella cura del tumore al seno e, in alcuni casi, delle ovaie. La sua azione consiste nel bloccare l’enzima aromatasi, responsabile della conversione degli androgeni in estrogeni. In questo modo si riducono drasticamente i livelli di estrogeni nell’organismo e, come effetto indiretto, può aumentare la presenza di testosterone.

L’uso terapeutico

In ambito clinico il letrozolo è impiegato in particolare nelle donne in menopausa affette da tumori ormono-sensibili, dove la riduzione degli estrogeni rappresenta un passaggio fondamentale per rallentare o arrestare la crescita delle cellule tumorali. Il suo utilizzo è quindi strettamente legato a protocolli medici specifici e a patologie gravi.

Perché è vietato nello sport

Nel contesto sportivo, però, il letrozolo assume una valenza completamente diversa. Proprio per la sua capacità di modificare l’equilibrio ormonale, il farmaco può essere usato in modo illecito per potenziare gli effetti di steroidi anabolizzanti o per mascherarne l’assunzione, rendendo più complessa l’individuazione di altre sostanze proibite nei controlli antidoping.

Per questo motivo il letrozolo è inserito nella lista degli agenti ormonali vietati dalle normative antidoping internazionali. La regola è chiara: non esiste alcuna soglia di tolleranza. Anche quantità minime rilevate nei test comportano automaticamente una violazione, indipendentemente dal fatto che il farmaco non sia stato assunto con l’obiettivo diretto di migliorare la performance atletica.

Il caso Passler riaccende così l’attenzione sul tema delle sostanze a uso terapeutico che, pur non essendo nate per lo sport, possono avere effetti significativi sull’equilibrio fisico e competitivo degli atleti.