Cei/ Mons.Crociata: C’è chi usa Chiesa per difendere suo potere

Cei/ Mons.Crociata: C’è chi usa Chiesa per difendere suo potere


Roma, 19 ott. (Apcom)
– Nella Chiesa “non dovrebbe esserci posto per meschine competizioni di orgoglio, per maneggi di arrivismo, per ambizioni di successo e di gloria personali, di preminenza sugli altri”. Così il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, che ha stigmatizzato anche il comportamento di chi “si serve del nome cristiano e dei legami ecclesiali per raggiungere e difendere posizioni di potere e di prestigio” e arriva a “gettare discredito su chi nella Chiesa ostacola o adombra disegni che in realtà utilizzano e strumentalizzano la Chiesa”.

Il monito è giunto al termine dell`omelia della messa domenicale celebrata ieri a Roma, nella chiesa del Divin Maestro, e diffuso oggi dal ‘Sir’ (Servizio informazione religiosa). Facendo riferimento alle letture del giorno, il segretario della Cei ha evidenziato che “se vi può essere una gara tra i cristiani, dev`essere quella in cui si lotta per accaparrarsi il posto di maggior servizio, e questo senza ostentazione”. Eppure “dobbiamo riconoscere – ha aggiunto – che tante volte noi tendiamo ad allontanare la sofferenza e ad assicurarci l`onore. Gesù ci disinganna, perché chi vuole aver parte alla sua gloria, deve saper bere il calice della sofferenza”. Chi, invece, nella Chiesa insegue orgoglio e arrivismo “Gesù lo definisce un pagano”, poiché “tutta la nostra ambizione dovrebbe consistere nell`essere strumento della sua gloria”. “Ancora più doloroso – ha rilevato mons. Crociata – è constatare come non manca chi addirittura si serve del nome cristiano e dei legami ecclesiali per raggiungere e difendere posizioni di potere e di prestigio, magari piegando strumentalmente la stessa verità del Vangelo e cercando non solo di emergere sugli altri, ma arrivando a gettare discredito su chi nella Chiesa ostacola o adombra disegni che in realtà utilizzano e strumentalizzano la Chiesa e la stessa fede per altri scopi”. La modalità propria “per dirsi ed essere cristiani”, al contrario, sta “nel seguire Gesù sulla via del servizio e sulla via della croce”.

Citando il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata missionaria mondiale, e ricordando in particolare la “tremenda notizia di questi giorni riguardante sette cristiani del Sudan messi a morte in croce, come Gesù”, il segretario generale della Cei ha rivolto un pensiero a “quelle Chiese locali” e a “quei missionari e missionarie che

si trovano a testimoniare e diffondere il Regno di Dio in situazioni di persecuzione”. “Il riferimento al martirio – ha sottolineato l`arcivescovo – è quanto mai attuale, perché non c`è quasi giorno in cui non si abbia notizia di uccisioni, se non di missionari e missionarie, di cristiani perseguitati a motivo della loro fede”.

Ska

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