Olimpiadi sotto la lente, scattano i sequestri: dal falso online al pesce senza controlli a Malpensa

La Guardia di Finanza e le Dogane rafforzano i controlli in vista di Milano-Cortina 2026: colpiti merchandising contraffatto e traffici alimentari irregolari

Due operazioni diverse, a distanza di pochi giorni, ma unite dallo stesso filo conduttore: un territorio sotto pressione, attraversato da flussi crescenti di persone e merci mentre si avvicinano le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. Un contesto che impone controlli più serrati e che vede le forze dell’ordine muoversi su più fronti, dall’e-commerce ai confini aeroportuali, per intercettare ogni forma di illegalità.

A Como, i finanzieri hanno bloccato un primo canale: quello della vendita online di merchandising contraffatto. Il monitoraggio dei marketplace digitali ha portato all’individuazione di inserzioni sospette riconducibili a un’impresa comasca attiva nel commercio all’ingrosso di abbigliamento. La perquisizione ha consentito di sequestrare tre felpe e quarantadue stampe con il logo falsificato “Milano-Cortina 2026”, pronte per essere immesse sul mercato. Per l’episodio è scattata la denuncia del coniuge del legale rappresentante della società per il reato di contraffazione previsto dall’articolo 473 del Codice penale.

L’intervento rientra nel più ampio “Piano Milano-Cortina 2026”, con cui le Fiamme Gialle mirano a tutelare i marchi olimpici e a impedire che l’evento diventi una vetrina per affari illeciti. Non è un caso isolato: nelle settimane precedenti, a Bormio, erano già finiti sotto sequestro calendari, cartoline, tazze e persino caramelle con loghi olimpici non autorizzati, con indagini che avevano portato fino in Toscana per risalire alla filiera produttiva.

Mentre a Como l’attenzione era puntata sui loghi taroccati, a Malpensa si è fermato un traffico di tutt’altro tipo, ma ugualmente illegale. Qui l’Agenzia delle Dogane, insieme alla Guardia di Finanza e alla Capitaneria di Porto di Genova, ha sequestrato e distrutto circa 400 chili di prodotti ittici provenienti dalla Cina, trovati nei bagagli di quindici passeggeri in arrivo da Wenzhou. Pesce e crostacei privi di qualsiasi garanzia igienico-sanitaria e documentale: Arca asiatica, carassio dorato fresco non eviscerato, gamberi d’acqua dolce, prodotti in salamoia ed essiccati, tutti non idonei all’ingresso e alla commercializzazione sul territorio europeo.

Non solo pesce: insieme ai prodotti ittici sono stati bloccati anche 150 chili di vegetali, introdotti in violazione delle norme fitosanitarie, e 70 cosmetici importati in quantità incompatibili con l’uso personale e privi delle necessarie certificazioni di sicurezza.

A unire i due sequestri non è la geografia, ma il meccanismo dell’elusione delle regole: che si tratti di un marchio olimpico contraffatto o di un alimento senza tracciabilità, l’obiettivo è lo stesso, sfruttare l’aumento dei flussi e l’attenzione globale generata dai Giochi. Per questo i controlli non si limitano ai cinque cerchi, ma si estendono a tutto ciò che attraversa – fisicamente o virtualmente – i confini del territorio.

Le autorità assicurano che la vigilanza proseguirà anche nelle prossime settimane, con verifiche mirate su merci e passeggeri provenienti da aree considerate sensibili. Il messaggio è chiaro: le Olimpiadi sono un acceleratore, non una distrazione, e il presidio della legalità vale tanto per i grandi eventi quanto per la tutela quotidiana dei consumatori e delle imprese che operano nel rispetto delle regole.