Dopo dieci giorni di gare, l’Italia ha già conquistato 23 medaglie alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, di cui 8 d’oro, superando il precedente record di 20 ottenuto a Lillehammer nel 1994 e andando oltre le previsioni del CONI, che stimava 18 podi.
I motivi del successo sono molteplici. In parte, l’aumento del numero di medaglie a disposizione – oggi le gare sono oltre 100 – offre maggiori opportunità di vittoria. Il cosiddetto “fattore casa” ha inciso: conoscere piste e contesti di gara, evitare fuso orario e abitudini alimentari sconosciute, consente agli atleti di concentrarsi meglio e riposare adeguatamente. Tuttavia, l’exploit non si spiega solo con la familiarità del terreno: è il frutto di anni di programmazione, investimenti e preparazione mirata da parte di federazioni, allenatori e atleti.
Il team azzurro mostra una combinazione di esperienza e freschezza: tra i vincitori figurano atleti veterani come Dominik Paris e Francesca Lollobrigida, insieme a giovani talenti pronti a raccogliere il testimone. La varietà di sport da cui provengono le medaglie – dallo sci alpino al pattinaggio di velocità, dallo snowboard al curling – testimonia la profondità del movimento italiano.
Storicamente, ospitare le Olimpiadi favorisce buoni risultati: i dati delle ultime edizioni mostrano incrementi significativi per i paesi organizzatori, sebbene ci siano eccezioni, come l’Italia del 2006, che vinse solo 11 medaglie a Torino. Questa volta, però, l’approccio strategico e la preparazione pluriennale hanno portato a un risultato senza precedenti, con gli azzurri secondi nel medagliere parziale, dietro solo alla Norvegia.
In sintesi, Milano-Cortina 2026 segna un momento storico per lo sport italiano: numeri da record, una distribuzione ampia tra discipline e l’inizio di un nuovo ciclo olimpico destinato a lasciare il segno.













