Omicidio Bossi, Caglioni ricorre in appello contro l’ergastolo

La difesa contesta il concorso nell’omicidio: “Nessun piano per uccidere, fu iniziativa di Carolo”
Al centro del ricorso anche il ruolo marginale dell’imputato e i dubbi sulla premeditazione

Si riapre il caso dell’omicidio di Andrea Bossi, il 26enne ucciso nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 2024 nella sua abitazione di Cairate. Michele Caglioni ha deciso di impugnare in appello la condanna all’ergastolo pronunciata il 16 dicembre scorso dalla Corte d’Assise del tribunale di Busto Arsizio.

In primo grado, i giudici avevano riconosciuto la responsabilità congiunta di Caglioni e Douglas Carolo, ritenendo che i due avessero agito insieme, con un piano condiviso, per uccidere e rapinare la vittima. Una ricostruzione sostenuta dalla Procura, che aveva descritto quanto accaduto come “una voragine di umanità”.

Ora la difesa di Caglioni, rappresentata dall’avvocato Nicolò Vecchioni, torna a contestare quella versione dei fatti. Secondo il legale, non esisterebbe alcun accordo omicidiario tra i due imputati: il giovane, che non conosceva personalmente Bossi, sarebbe stato coinvolto pensando di partecipare a un furto senza violenza. L’omicidio, sempre secondo la difesa, sarebbe stato invece un gesto autonomo di Carolo, indicato come esecutore materiale dell’aggressione.

Un punto centrale del ricorso riguarda proprio il ruolo di Caglioni, descritto come marginale e subordinato. Il difensore sostiene che il ragazzo fosse di fatto condizionato dall’altro imputato, fino a essere utilizzato anche per operazioni successive al delitto, come il prelievo di denaro con le carte della vittima. In questa prospettiva, verrebbe meno non solo la responsabilità diretta nell’omicidio, ma anche quella morale.

La difesa mette inoltre in discussione la premeditazione, ritenuta uno degli elementi chiave della condanna all’ergastolo. Secondo il legale, tale aggravante si baserebbe su testimonianze poco affidabili e non sufficienti a sostenere una ricostruzione così grave.

Se le argomentazioni dovessero trovare accoglimento in appello, per Caglioni potrebbe aprirsi uno scenario diverso: dalla possibile assoluzione fino a una riqualificazione del reato in concorso anomalo, con l’eventuale accesso al rito abbreviato e la conseguente riduzione della pena.

Resta però sullo sfondo il peso delle prove raccolte in fase investigativa, in particolare quelle scientifiche, che hanno avuto un ruolo determinante nella condanna di primo grado e che potrebbero rappresentare un ostacolo difficile da superare anche nel nuovo giudizio.