Conigli fuori controllo nel Parco Alto Milanese: allarme per ambiente e agricoltura

Il sovraffollamento mette a rischio coltivazioni e riforestazione
Il presidente Castiglioni: “Serve una strategia condivisa con Regione e territori”

Il ritorno massiccio dei conigli nel Parco Alto Milanese riaccende il dibattito sulla gestione della fauna selvatica. Un fenomeno ormai diffuso, che non riguarda solo l’area protetta ma coinvolge anche le zone agricole circostanti, con conseguenze sempre più evidenti per chi lavora la terra.

A fare il punto è il presidente del Parco, Flavio Castiglioni, che sottolinea la complessità della situazione: «Il problema è serio e va oltre i confini del parco. Serve una risposta coordinata e strumenti normativi chiari a livello regionale». Proprio l’assenza di regole operative uniformi rappresenta oggi uno dei principali ostacoli a interventi efficaci.

L’obiettivo, spiega Castiglioni, è riaprire un dialogo strutturato con agricoltori, associazioni di categoria e istituzioni, coinvolgendo anche Province e Regione. «Non esistono soluzioni semplici o unilaterali: bisogna costruire un percorso condiviso per affrontare il problema senza creare tensioni sociali».

Nel frattempo, gli effetti sul territorio si fanno sentire. Il sovraffollamento dei conigli incide pesantemente sulle coltivazioni e rischia di compromettere anche i progetti di riforestazione avviati dal Parco negli ultimi anni. Le nuove piantumazioni, infatti, sono particolarmente vulnerabili e spesso danneggiate dalla fauna.

Nonostante la possibilità per gli agricoltori di ottenere rimborsi per i danni subiti, alcuni scelgono di abbandonare i campi, con un impatto negativo sull’equilibrio dell’ecosistema. «Il nostro obiettivo resta la tutela della biodiversità e il sostegno alle attività agricole – conclude Castiglioni – ma serve l’impegno di tutti per ristabilire un equilibrio oggi sempre più fragile».