“Trasformare per preservare”: la sanità italiana davanti al bivio

Al convegno dell’Ordine dei Medici di Varese, Walter Bergamaschi analizza punti di forza e fragilità del sistema sanitario nazionale: efficiente ma sotto pressione tra carenza di personale, liste d’attesa e nuove sfide sociali.

“Trasformare per preservare”. È il titolo scelto dall’OCSE per raccontare lo stato della sanità italiana nel suo ultimo rapporto internazionale. Una formula che sintetizza perfettamente il momento che il Servizio sanitario nazionale sta attraversando: cambiare profondamente per riuscire a mantenere intatti i principi di universalità ed equità che lo hanno reso un modello riconosciuto nel mondo.

Da questa riflessione ha preso il via il convegno promosso dall’Ordine dei Medici della Provincia di Varese, “Tra il dire e il fare… la responsabilità. Il futuro della professione”, durante il quale Walter Bergamaschi, direttore della Programmazione Sanitaria del Ministero della Salute, ha offerto una lettura ampia e concreta delle trasformazioni in corso.

Una sanità che costa meno ma rende di più

Il primo dato emerso rompe uno dei luoghi comuni più diffusi: la sanità italiana continua a essere tra le più efficienti dei Paesi avanzati. Con una spesa pro capite inferiore rispetto alla media europea — circa 3.086 euro contro i 3.832 dell’UE — il sistema riesce comunque a garantire risultati clinici di alto livello, soprattutto nella gestione delle emergenze cardiovascolari e delle patologie acute.

L’Italia mantiene infatti tassi molto bassi di mortalità evitabile e livelli elevati di sopravvivenza dopo ictus e infarti. Un risultato che, secondo Bergamaschi, nasce soprattutto dalla qualità del lavoro svolto quotidianamente da medici, infermieri e operatori sanitari.

Allo stesso tempo è stato ricordato come la longevità degli italiani non dipenda esclusivamente dalla sanità. Alimentazione, stile di vita, ambiente e prevenzione incidono molto più delle cure ospedaliere. Il sistema sanitario rappresenta solo una parte — seppur fondamentale — del complesso equilibrio che determina la salute della popolazione.

Il modello territoriale e la forza dell’universalismo

Tra gli elementi che hanno consentito all’Italia di mantenere sostenibile il sistema sanitario c’è il progressivo spostamento dell’assistenza dagli ospedali al territorio. Negli ultimi vent’anni il numero di ricoveri per malattie croniche si è ridotto sensibilmente grazie a una gestione più diffusa e continuativa dei pazienti.

Una strategia che ha permesso di limitare i costi e migliorare la qualità della presa in carico, seguendo modelli organizzativi già sperimentati a livello internazionale.

Altro punto chiave è il principio universalistico del Servizio sanitario nazionale: un sistema pubblico che acquista prestazioni sanitarie a costi molto inferiori rispetto ai modelli assicurativi privati. Questo consente all’Italia di erogare un numero elevato di servizi pur disponendo di risorse più limitate rispetto ad altri Paesi europei.

Le fragilità: attese, assistenza agli anziani e squilibri territoriali

Accanto ai punti di forza emergono però criticità sempre più evidenti. Le liste d’attesa restano uno dei problemi più sentiti dai cittadini e rischiano di incrinare il principio stesso di uguaglianza nell’accesso alle cure: chi può permetterselo si rivolge al privato, chi non ha risorse è costretto ad aspettare.

Anche la distribuzione delle risorse mostra squilibri importanti. L’Italia investe ancora troppo poco nella prevenzione e soprattutto nella long term care, cioè nell’assistenza continuativa agli anziani non autosufficienti. Un settore destinato a diventare centrale nei prossimi anni, considerando l’invecchiamento progressivo della popolazione.

Case di Comunità: la sfida non è costruirle, ma farle funzionare

Uno dei temi più discussi riguarda le Case di Comunità previste dal DM 77, spesso finite al centro del dibattito pubblico tra entusiasmi e scetticismo.

Per Bergamaschi il vero rischio è giudicare il progetto prima ancora che entri realmente a regime. Gli edifici rappresentano solo il primo passo: la sfida più complessa sarà riempire quelle strutture di servizi, professionisti e nuovi modelli organizzativi.

L’obiettivo è creare una medicina territoriale più vicina ai cittadini, capace di integrare medici di famiglia, assistenza domiciliare, servizi sociali e percorsi personalizzati di cura. Alcuni segnali positivi già esistono, come l’aumento degli sportelli di accesso e il rafforzamento dell’assistenza a domicilio, ma il sistema è ancora fortemente legato all’impegno dei singoli operatori.

Il nodo del personale sanitario

Tra le emergenze più delicate c’è quella legata alle professioni sanitarie. Quasi un medico su quattro in Italia ha più di 65 anni e il numero di infermieri resta inferiore agli standard europei.

In territori come quello di Varese il problema è amplificato dalla vicinanza con la Svizzera, che attira molti professionisti grazie a stipendi più alti, e dalla concorrenza dei grandi ospedali milanesi.

Secondo Bergamaschi non basteranno aumenti economici per invertire la tendenza. Servono percorsi professionali più attrattivi, maggiore valorizzazione del lavoro sanitario e un recupero del senso di appartenenza che il periodo post-pandemico ha fortemente indebolito.

La non autosufficienza sarà la grande sfida dei prossimi anni

Un altro fronte decisivo riguarda l’assistenza agli anziani fragili. In Italia le persone non autosufficienti sono circa quattro milioni e la maggior parte viene assistita direttamente dalle famiglie, spesso senza supporti adeguati.

La prospettiva indicata dal Ministero è quella di rafforzare i servizi domiciliari e sviluppare strutture intermedie, evitando di scaricare completamente il peso dell’assistenza sui nuclei familiari. Ma il tema apre inevitabilmente anche una riflessione sulla sostenibilità economica futura del sistema.

“La responsabilità è di tutti”

Nelle conclusioni del suo intervento, Bergamaschi ha sottolineato come il Servizio sanitario nazionale abbia già superato momenti critici in passato, riuscendo a evitare il collasso finanziario di alcune regioni grazie ai piani di rientro e alle riforme degli ultimi anni.

Oggi però non basta più controllare i conti: serve una visione condivisa capace di tenere insieme sostenibilità economica, innovazione organizzativa ed equità sociale.

La vera sfida, in altre parole, non è soltanto salvare la sanità italiana. È trasformarla abbastanza da permetterle di esistere ancora, e con gli stessi principi, anche nei prossimi decenni.