"Un treno tutto biancorossofarà rotta sullo Speroni"

"Un treno tutto biancorossofarà rotta sullo Speroni"

di Francesco Caielli

Roba d’altri tempi, buona per far piangere i nostalgici e smuovere la borsa dei ricordi. Racconti di trasferte mitiche, fatte di cortei interminabili e treni speciali, fatte di pomeriggi interi passati con la sciarpa biancorossa al collo a cantare forza Varese. Cose che rendevano il calcio ancora più bello, dipingendolo con le tinte vive della passione e che oggi, nei giorni del pallone plastificato e televisivo, si fanno rimpiangere. A Varese, per fortuna, è diverso. A Varese c’è una squadra di ragazzi normali con i quali chiacchierare e discutere davanti a un caffé dal Dante, dopo un allenamento o alla fine di una partita. A Varese ci sono dei tifosi speciali, capaci di colorare lo stadio e di mettere in piedi trasferte storiche: due domeniche fa a Novara erano tantissimi e facevano un gran baccano. Per il derby con la Pro Patria, addirittura, hanno organizzato un treno speciale: ad Enzo Rosa, storica voce della curva varesina, pare di essere tornato ai tempi dei Boys. «Sarà come una volta – racconta emozionato – una trasferta simile a quelle che facevamo fino ai primi anni novanta quando il treno veniva utilizzato quasi sempre, molto più del pullman».Perché l’idea del treno?La distanza tra le due città è poca: il treno facilita le cose e c’è davvero posto per tutti. Non sarà un vero e proprio treno speciale, perché utilizzeremo un convoglio normale: però se lo riempiamo tutto, lo rendiamo speciale noi.Ecco, parliamo di numeri. In quanti sarete?Sogno un pienone. La questura ci sta facilitando le cose e non ci saranno problemi di nessun tipo, il trasferimento dalla stazione allo stadio sarà organizzato nel migliore dei modi, quindi non ci sono scuse: bisogna esserci. Certo: la curva vista a Novara mi dà molta fiducia.Torniamo

a quella trasferta: se l’aspettava una risposta così?No, devo dire che sono rimasto piacevolmente sorpreso. Ho ritrovato persone che non vedevo da tempo: i dirigenti di una volta come Milanese e Capozucca. Ma anche la gente che veniva in trasferta con noi: il mitico Oreste, per esempio, che disertava lo stadio da anni e che sarà dei nostri anche a Busto.Se diciamo Pro Patria, a lei cosa viene in mente? Una società storica, che nella scherma vanta una tradizione invidiabile.Parliamo di calcio. La sfida di domenica non stuzzica il suo cuore di tifoso storico?Poco o nulla. Sarò sincero, e magari andrò anche controcorrente: ma questo è un derby solo perché lo dice la geografia. Non sento particolari tensioni alla vigilia di questa partita.Niente rivalità?Non scherziamo: il derby è solo uno, ed è quello con il Como. La Pro, con tutto il rispetto, non ha mai contato più di tanto: se si escludono i tempi dell’anteguerra quando hanno fatto la serie A, nella storia il Varese ha sempre primeggiato.Insomma, sarà una partita normale?Sarà una bella partita, una sfida giocata davanti a tanta gente e con due tifoserie appassionate e calde: ma non esageriamo nel parlare di derby. Per quanto mi riguarda la Pro Patria ha perso considerazione dal giorno della famosa manovra, quando per restare tra i professionisti si fuse con la Gallaratese: già la filavamo poco prima, figuratevi poi.Come andrà a finire?Probabilmente vincerà il Varese. Ma se non dovesse andare così, non sarà un problema: siamo tranquilli e lo sono anche i giocatori, e questa è la nostra forza.Da dove arriva tutta questa tranquillità?Dal fatto che squadra e tifosi sono una cosa sola: i ragazzi in campo fanno esattamente quello che farebbero quelli in tribuna, se fossero al posto loro.

a.confalonieri

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