La Corte dei Conti della Lombardia ha condannato un architetto di 59 anni, già in servizio presso gli uffici tecnici dei Comuni di Varese e Solbiate Olona, al risarcimento di oltre 270 mila euro per danno erariale. La decisione arriva al termine di un procedimento che ha accertato lo svolgimento di attività libero-professionale privata durante gli anni di impiego nella pubblica amministrazione, in assenza delle necessarie autorizzazioni previste dalla normativa.
L’uomo ha lavorato nell’Ufficio tecnico del Comune di Varese dal dicembre 2012 al giugno 2017, per poi trasferirsi a Solbiate Olona, dove è rimasto in servizio fino al 2024. Secondo la Procura contabile regionale, durante tutto questo periodo avrebbe continuato a esercitare stabilmente la professione di architetto, violando il principio di esclusività che regola il rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici.
L’inchiesta è stata sviluppata sulla base degli accertamenti eseguiti dalla Guardia di Finanza, che ha raccolto documentazione fiscale, fatture e verifiche patrimoniali. Dagli elementi acquisiti è emerso che il professionista era titolare di partita IVA fin dal 2000 e avrebbe continuato a svolgere incarichi privati nel settore dell’architettura, ottenendo compensi significativi tra il 2012 e il 2024.
Per quanto riguarda il periodo trascorso a Varese, la Corte dei Conti ha quantificato in circa 157 mila euro il danno arrecato all’ente, somma che il professionista dovrà restituire alle casse comunali. Altri 112 mila euro dovranno invece essere versati al Comune di Solbiate Olona, per attività ritenute incompatibili con il ruolo ricoperto nella pubblica amministrazione.
Nelle motivazioni della sentenza, i giudici hanno definito la condotta «evidentemente dolosa», sottolineando come il professionista abbia omesso di comunicare ai propri datori di lavoro pubblici l’esistenza e la continuità delle attività esterne. Un comportamento che, secondo la Corte, avrebbe consentito di occultare incarichi e compensi, emersi soltanto grazie alle verifiche svolte dalla Guardia di Finanza nell’ambito di altre attività investigative.
Un elemento considerato particolarmente significativo riguarda il fatto che, in precedenti esperienze lavorative presso un altro Comune della provincia di Como, l’architetto aveva regolarmente richiesto autorizzazioni per incarichi esterni. Successivamente, invece, avrebbe smesso di presentare qualsiasi comunicazione ai Comuni di Varese e Solbiate Olona, pur continuando a svolgere attività professionali per conto di clienti privati.
La vicenda si aggiunge a un precedente procedimento penale che aveva coinvolto il funzionario durante il suo incarico a Solbiate Olona. In quel caso era accusato di aver favorito la propria compagna, anch’essa architetto, chiedendo a un imprenditore del settore della grande distribuzione di affidarle incarichi professionali in cambio di un iter amministrativo più rapido per la realizzazione di un supermercato.
Davanti al Tribunale di Busto Arsizio l’uomo aveva definito la propria posizione con un patteggiamento a tre anni di pena, successivamente convertita in lavori di pubblica utilità, per il reato di induzione indebita a dare o promettere utilità.
Sul fronte contabile, il professionista ha sempre respinto le contestazioni formulate dalla Procura della Corte dei Conti. Attraverso il proprio difensore, l’avvocato Gioachino Monachino, ha contestato integralmente gli addebiti nel corso del giudizio di primo grado. La sentenza potrà ora essere impugnata nei successivi gradi di giudizio.













