Varese fa cassa sui redditi bassi: è il capoluogo con le esenzioni Irpef più basse in Lombardia

La soglia si ferma a 8 mila euro, contro i 23 mila di Milano e i 15 mila di molti Comuni del Varesotto. La Uil: «Così si colpiscono proprio le fasce più deboli»

Se c’è una classifica in cui Varese riesce a distinguersi, è quella che pesa direttamente sulle tasche dei cittadini. Il capoluogo varesino risulta infatti tra i peggiori Comuni lombardi per quanto riguarda le soglie di esenzione dell’addizionale comunale Irpef, con un sistema che finisce per colpire anche chi dispone di redditi modesti.

A certificarlo è uno studio della UIL Lombardia, che fotografa una situazione difficilmente giustificabile se confrontata con quella di altre realtà lombarde.

A Milano l’esenzione arriva a 23 mila euro

Nel capoluogo regionale amministrato dal centrosinistra, l’addizionale comunale non viene pagata da chi ha un reddito imponibile fino a 23 mila euro.

A Varese, anch’essa governata dal centrosinistra, la soglia si ferma invece a soli 8 mila euro. Significa che chi supera anche di poco quella cifra è chiamato a contribuire con l’aliquota comunale.

Una differenza di ben 15 mila euro che lascia pochi margini alle interpretazioni.

Nel Varesotto quasi tutti fanno meglio

Il confronto con i Comuni vicini è altrettanto impietoso.

A Busto Arsizio, Saronno, Castellanza, Luino, Malnate, Laveno-Mombello e Lonate Pozzolo, l’esenzione arriva fino a 15 mila euro.

Perfino Samarate si ferma a 13 mila euro e Arcisate a 10 mila.

In pratica, chi guadagna poco trova maggiore tutela quasi ovunque rispetto a Varese.

Una scelta politica che pesa sulle famiglie

Dietro questi numeri non ci sono automatismi tecnici ma scelte amministrative precise.

Mantenere una soglia così bassa significa allargare la platea dei contribuenti chiamati a versare l’addizionale comunale e aumentare il gettito nelle casse dell’ente. In altre parole, fare cassa anche sui redditi più contenuti.

Una strategia che rischia di penalizzare lavoratori, pensionati e famiglie già alle prese con l’aumento generalizzato del costo della vita.

«A rischio il principio di progressività fiscale»

La critica della Uil è netta.

«Il divario di ben 15 mila euro che penalizza i redditi bassi a parità di guadagno tra Milano e Varese rischia di far naufragare a livello locale il principio costituzionale della progressività fiscale», osserva il segretario confederale lombardo Salvatore Monteduro.

Tradotto: chi ha meno dovrebbe essere maggiormente tutelato. A Varese, invece, accade esattamente il contrario. E mentre altri Comuni alzano le soglie di esenzione per alleggerire il peso fiscale sulle fasce più fragili, Palazzo Estense continua a chiedere il conto anche a chi dispone di redditi che altrove verrebbero considerati meritevoli di tutela.