LUINO – Pensare al riscaldamento globale soltanto come a una questione ambientale o climatica significa sottovalutarne una delle conseguenze più concrete: il costo economico.
Le temperature estreme che hanno caratterizzato questa estate in Italia e in Europa stanno infatti producendo effetti su numerosi settori dell’economia. A evidenziarlo è un recente studio pubblicato da Triodos Bank, banca etica con sede nei Paesi Bassi, che ha analizzato l’impatto delle temperature eccezionalmente elevate sul prodotto interno lordo dei Paesi dell’Unione Europea.
Secondo l’analisi, il costo complessivo legato agli effetti del caldo estremo potrebbe arrivare a circa 180 miliardi di euro per l’Unione Europea, pari all’1,1% del PIL comunitario. Una cifra particolarmente significativa se si considera che corrisponde anche alla crescita economica attesa in Europa per il 2026.
Per l’Italia, la stima è ancora più pesante: il riscaldamento globale potrebbe arrivare a determinare un impatto pari al 6% del PIL.
Agricoltura, energia e produttività sotto pressione
Le conseguenze delle temperature estreme non si limitano quindi all’aumento delle giornate calde o alla maggiore frequenza delle ondate di calore.
Tra gli effetti più rilevanti vengono indicati il calo della produzione agricola, che può contribuire a far aumentare ulteriormente i prezzi degli alimenti, e la riduzione della produttività del lavoro, soprattutto nei settori maggiormente esposti alle alte temperature.
A questi fattori si aggiunge l’aumento dei consumi di energia elettrica legato alla necessità di raffrescare abitazioni, uffici e attività produttive. Anche il settore energetico può però subire le conseguenze della crisi climatica: la siccità e la scarsità d’acqua possono infatti rendere più difficile il funzionamento di alcuni impianti, comprese le centrali nucleari che necessitano di grandi quantità d’acqua per i sistemi di raffreddamento.
Il quadro è completato da incendi, periodi di siccità prolungata e danni alle attività produttive, con conseguenze che finiscono inevitabilmente per riflettersi sull’intera economia.
Non solo economia: gli effetti sulla salute
Il cambiamento climatico ha inoltre conseguenze dirette sull’ambiente e sulla salute delle persone.
Tra gli effetti più evidenti figurano lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento e il riscaldamento dei mari e l’intensificazione degli eventi meteorologici estremi.
Le ondate di calore rappresentano inoltre un rischio particolarmente elevato per la salute, soprattutto per le persone anziane e per le categorie più fragili. Secondo i dati richiamati nello studio, il caldo estremo avrebbe già provocato oltre 25mila morti in Europa nel corso di quest’anno.
Una situazione che rende sempre più difficile considerare la crisi climatica come una questione esclusivamente ambientale.
La transizione energetica come risposta
Il riscaldamento globale è legato all’aumento della concentrazione in atmosfera dei gas climalteranti, tra cui anidride carbonica e metano. La riduzione delle emissioni rappresenta quindi uno dei principali obiettivi per limitare l’evoluzione della crisi climatica.
In questo scenario assume un ruolo centrale la transizione energetica, con il progressivo passaggio da un sistema basato prevalentemente sui combustibili fossili a un modello caratterizzato da una maggiore presenza di fonti rinnovabili e da una riduzione delle emissioni di CO₂.
L’obiettivo, secondo questa impostazione, non riguarda soltanto la tutela dell’ambiente, ma anche la necessità di ridurre i costi economici e sociali che il cambiamento climatico potrebbe produrre nei prossimi anni.
Nel Luinese il modello delle Comunità Energetiche
Accanto alle politiche nazionali e internazionali, un ruolo può essere svolto anche dalle iniziative sviluppate a livello locale. Tra queste ci sono le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), attraverso le quali cittadini, imprese ed enti locali possono produrre, consumare e condividere energia elettrica generata localmente da fonti rinnovabili.
Il modello coinvolge diverse figure: dai semplici consumatori ai prosumer, cioè soggetti che producono e consumano energia condividendola con gli altri membri della comunità, fino ai produttori che immettono nella rete l’energia generata dai propri impianti rinnovabili.
L’obiettivo non è soltanto quello di aumentare la quota di energia pulita. Le CER possono contribuire anche a ridurre le emissioni, contrastare la povertà energetica e generare benefici economici per i partecipanti, favorendo al tempo stesso una maggiore autonomia energetica dei territori.
Nel territorio è nata la Comunità Energetica Rinnovabile del Luinese, costituita il 27 giugno 2024 dal Comune di Luino, a seguito del lavoro portato avanti negli anni dal Tavolo per il Clima di Luino.
Energia condivisa e partecipazione
Il modello delle Comunità Energetiche viene presentato non soltanto come uno strumento tecnico legato a impianti, incentivi e autoconsumo, ma anche come una possibile evoluzione del modo in cui l’energia viene prodotta e utilizzata.
La partecipazione di cittadini, imprese ed enti locali permette infatti di costruire un sistema più diffuso, partecipato e locale, nel quale la produzione energetica non è concentrata esclusivamente nei grandi impianti ma può essere sviluppata anche all’interno delle comunità.
In questa prospettiva, le CER diventano anche un laboratorio per sperimentare forme di gestione dell’energia orientate all’indipendenza energetica dei territori e alla condivisione dei benefici.
Le CER protagoniste a Èqualafesta
Il tema delle Comunità Energetiche sarà affrontato anche a Èqualafesta, in programma venerdì 29 e sabato 30 agosto al Boschetto di Germignaga.
Presso lo stand della Comunità Operosa Alto Verbano sarà possibile ricevere informazioni sulla Comunità Energetica Rinnovabile del Luinese e sulle modalità di partecipazione.
In un’estate segnata dal caldo estremo e dai suoi effetti sempre più evidenti, il confronto sulla transizione energetica arriva quindi anche sul territorio, con l’obiettivo di trasformare una delle grandi sfide del cambiamento climatico in un’occasione per ripensare il modo in cui le comunità producono, consumano e condividono l’energia.













