LUINO – Si aprirà a metà gennaio, davanti al giudice Francesco Anello, il processo nei confronti di un 46enne di Luino accusato di avere perseguitato e aggredito l’ex compagna, una ragazza di vent’anni.
L’imputato dovrà rispondere di atti persecutori, lesioni personali e diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite. Il rinvio a giudizio è stato disposto dal giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Varese Marcello Buffa.
La giovane è morta circa venti giorni fa per cause non ancora accertate. Allo stato delle informazioni disponibili, non sono emersi elementi che consentano di collegare il decesso ai fatti oggetto del procedimento. La madre della ventenne si è costituita parte civile ed è assistita dagli avvocati Valentina Commisso e Giorgio Macchi.
Quattro mesi di presunte persecuzioni
Secondo l’impostazione accusatoria, firmata dal pubblico ministero Stefania Nadalini, le condotte contestate sarebbero proseguite per circa quattro mesi dopo la conclusione della relazione.
Il fascicolo comprende presunte minacce, offese, intimidazioni, pedinamenti e aggressioni fisiche. Vi sarebbero inoltre messaggi contenenti inviti al suicidio ed episodi caratterizzati da spintoni, strattoni e schiaffi.
Tali comportamenti avrebbero provocato nella ragazza uno stato persistente di paura e agitazione, inducendola anche a cambiare alcune abitudini della propria vita quotidiana. Le contestazioni formulate dalla Procura dovranno ora essere verificate nel corso del dibattimento.
L’intervento della Polizia sull’autobus
Uno degli episodi centrali dell’indagine, come riportano i colleghi de La Prealpina, risale all’ottobre 2025. La ventenne avrebbe telefonato a un amico riferendo di essere stata raggiunta e aggredita dall’ex compagno mentre viaggiava su un autobus da Varese verso Luino.
L’amico avrebbe immediatamente dato l’allarme. Un operatore della centrale riuscì a parlare con la giovane, apparsa particolarmente agitata, mentre le pattuglie localizzavano e intercettavano il mezzo pubblico.
Gli agenti intervennero mettendo la ragazza al sicuro e arrestando il quarantaseienne. Dopo la convalida, l’uomo tornò in libertà con il divieto di avvicinamento e l’applicazione del braccialetto elettronico.
Le fotografie intime sul profilo WhatsApp
Nel procedimento rientra anche l’accusa relativa alla pubblicazione di immagini private della giovane senza il suo consenso.
Secondo la Procura, il quarantaseienne avrebbe utilizzato come fotografie del proprio profilo WhatsApp due scatti sessualmente espliciti dell’ex compagna: uno nel quale appariva nuda e un altro che la ritraeva in un momento intimo.
L’imputato, assistito dall’avvocato Corrado Viazzo, potrà esporre la propria ricostruzione e difendersi dalle accuse nel processo. Parallelamente restano in corso gli accertamenti necessari a chiarire le cause della morte della ragazza.













