Il fondo destinato ai ristorni dei Comuni di confine aumenterà da 89 a 108 milioni di euro. La decisione del Governo è stata accolta con soddisfazione dall’Associazione dei Comuni italiani di frontiera, organismo che riunisce oltre ottanta amministrazioni ed è presieduto dal sindaco di Lavena Ponte Tresa Massimo Mastromarino.
Secondo l’associazione, l’incremento recepisce una richiesta avanzata ripetutamente negli ultimi mesi durante il confronto con le istituzioni. L’obiettivo era adeguare le risorse ai ristorni effettivamente trasferiti dai Cantoni svizzeri e alle esigenze dei territori interessati dal fenomeno del frontalierato.
I fondi consentiranno ai Comuni di finanziare servizi e infrastrutture utilizzati dai lavoratori diretti ogni giorno in Svizzera, dalle loro famiglie e dall’insieme delle comunità locali.
L’extragettito rimarrà nei territori di confine
La seconda novità riguarda il cosiddetto extragettito, vale a dire le entrate derivanti dalle imposte versate in Italia dai lavoratori che rientrano nella categoria dei “nuovi frontalieri”.
Il Governo ha stabilito di assegnare questi proventi alle regioni confinanti. Le risorse potranno essere utilizzate per sostenere gli stipendi dei lavoratori italiani e per aumentare gli investimenti nei Comuni di frontiera, contrastando anche la crescente difficoltà delle imprese e dei servizi pubblici nel trattenere personale.
L’associazione collega questa scelta alla clausola inserita nel Memorandum d’intesa firmato nel dicembre 2020 da Mastromarino, in rappresentanza dei Comuni, contestualmente al nuovo accordo fiscale internazionale sul frontalierato.
Il confronto con Governo e Regione
Nella nota, l’associazione rivendica il lavoro portato avanti dai sindaci attraverso un dialogo continuativo con le istituzioni nazionali e regionali.
Un ringraziamento particolare viene rivolto al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e all’assessore regionale con delega alle questioni transfrontaliere Massimo Sertori, indicati come interlocutori del percorso che ha condotto alle nuove misure.
Per l’associazione, l’aumento del fondo e la destinazione territoriale dell’extragettito riconoscono il ruolo particolare dei Comuni di confine, chiamati a gestire le conseguenze economiche e sociali prodotte quotidianamente dalla vicinanza con la Svizzera.
Esulta anche Pellicini: “Governo mantiene gli impegni”
Il decreto del Governo avvia inoltre il procedimento previsto dall’articolo 11 della stessa legge per istituire un fondo alimentato dalle tasse versate dai lavoratori assunti in Svizzera dopo l’entrata in vigore del nuovo accordo fiscale.
«Queste risorse non andranno a Roma, ma rimarranno alla Regione Lombardia», evidenzia Pellicini. La dotazione, secondo le stime richiamate dal parlamentare, potrebbe raggiungere complessivamente circa 2,5 miliardi di euro nell’arco dei prossimi vent’anni.
Il fondo avrà una duplice finalità: migliorare le retribuzioni di chi sceglie di continuare a lavorare in Italia nelle aree prossime al confine e sostenere la realizzazione di infrastrutture strategiche per quei territori.
Pellicini lega il risultato agli ordini del giorno presentati in Parlamento e alle richieste avanzate dai Comuni di frontiera durante il confronto degli ultimi mesi.
«Il Governo ha rispettato tutti gli impegni assunti», afferma il deputato, secondo il quale il nuovo meccanismo offre una risposta concreta a territori penalizzati dalla concorrenza salariale esercitata dal mercato del lavoro svizzero.
La valutazione politica è netta: «Si tratta della prima vera legge federalista in Italia. Il Governo Meloni dà risposte concrete alle istanze di un territorio troppo spesso dimenticato».













