Una rete di produzione e vendita di articoli contraffatti è stata scoperta dalla Guardia di Finanza di Cremona al termine di una complessa attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Brescia. L’indagine ha portato alla luce una filiera che coinvolgeva persone fisiche e soggetti giuridici e che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, si sviluppava dalla fornitura dei tessuti alla realizzazione e alla vendita online dei prodotti.
Oltre alla contraffazione, agli indagati vengono contestati anche i reati di ricettazione e autoriciclaggio, oltre agli illeciti amministrativi dipendenti da reato contestati agli enti coinvolti.
Al termine delle indagini, l’autorità giudiziaria bresciana ha chiesto il rinvio a giudizio per tre persone e per una società in nome collettivo ritenuta coinvolta nella filiera del falso.
L’indagine partita da un sequestro al Vanitas Market
L’inchiesta del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Cremona ha preso avvio nell’ottobre 2024, durante il Vanitas Market di Cremona.
In quell’occasione i finanzieri avevano individuato una donna residente nel Bresciano mentre vendeva diversi articoli, tra cui borse, pochette e cerchietti per capelli, realizzati utilizzando tessuti sui quali erano riprodotti loghi e marchi riconducibili a importanti griffe dell’alta moda.
Tra i marchi interessati figuravano, secondo quanto comunicato dalla Guardia di Finanza, Louis Vuitton, Gucci, Fendi, Christian Dior, Dolce & Gabbana e Versace.
La successiva perquisizione, estesa anche all’abitazione della donna in provincia di Brescia, aveva consentito di sequestrare gli strumenti utilizzati per realizzare gli articoli, tra cui una macchina da cucire, oltre a più di 120 prodotti finiti e tessuti contraffatti.
Un’attività commerciale costruita sui social
Gli approfondimenti investigativi hanno poi permesso di ricostruire le modalità attraverso le quali venivano commercializzati i prodotti.
Secondo gli inquirenti, il principale canale di vendita era rappresentato dal web. La donna avrebbe creato un profilo Instagram dedicato, arrivato a contare circa 4.200 follower, attraverso il quale pubblicizzava le proprie creazioni e raccoglieva gli ordini.
I clienti effettuavano i pagamenti attraverso diversi strumenti, tra cui bonifici bancari, ricariche Postepay e PayPal. I prodotti venivano quindi confezionati e spediti agli acquirenti.
L’analisi dei contenuti presenti sui social e dei dispositivi informatici sequestrati avrebbe permesso di ricostruire un’attività commerciale sviluppatasi per diversi anni.
Oltre mille articoli venduti e 138mila euro di ricavi
Secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza, tra marzo 2019 e aprile 2025 sarebbero stati venduti oltre 1.000 articoli, per un giro d’affari superiore a 138mila euro.
La rete commerciale non si sarebbe limitata alla provincia di Brescia o al territorio lombardo. Gli investigatori hanno ricostruito vendite effettuate in diverse parti d’Italia e anche all’estero, in particolare in Svizzera, Austria e Germania.
Dopo il primo sequestro, l’attività di vendita sarebbe proseguita. Per questo motivo il Gip del Tribunale di Brescia ha disposto il sequestro e l’oscuramento del profilo Instagram utilizzato per la commercializzazione dei prodotti, con l’obiettivo di interrompere il canale di vendita individuato dagli investigatori.
Sequestrati oltre 7mila metri quadrati di tessuti
Parallelamente alla ricostruzione dell’attività commerciale, gli investigatori hanno cercato di risalire a monte della catena, concentrandosi sulla cosiddetta “filiera del falso”.
L’obiettivo era individuare chi avesse fornito nel tempo i tessuti contraffatti alla donna e, successivamente, risalire agli eventuali produttori dei materiali.
Le perquisizioni eseguite nell’ambito dell’inchiesta hanno portato al sequestro complessivo di oltre 7.000 metri quadrati di tessuti riportanti marchi contraffatti di note griffe dell’alta moda oppure ritenuti di illecita provenienza.
Per dare una dimensione della quantità sequestrata, secondo la Guardia di Finanza si tratta di materiale sufficiente, sulla base delle lavorazioni ipotizzate, a realizzare oltre 10mila articoli tra shopper, borse e pochette oppure a coprire più del 98% della superficie di un campo da calcio regolamentare.
L’indagine si allarga ad altre province
Gli accertamenti non si sono fermati quindi alla venditrice individuata durante il mercato cremonese. Le risultanze investigative hanno consentito di individuare altre posizioni nell’ambito della filiera commerciale.
Per le persone fisiche e giuridiche coinvolte che operavano al di fuori della provincia di Brescia, l’autorità giudiziaria bresciana ha trasmesso le relative informazioni alle Procure della Repubblica competenti.
Le segnalazioni hanno interessato gli uffici giudiziari di Roma, Bergamo, Torino, Como, Varese e Ancona.
L’inchiesta punta così a ricostruire l’intero percorso dei prodotti contraffatti: dai materiali utilizzati per realizzarli fino alla produzione e alla successiva vendita, anche attraverso i canali digitali.













