MILANO – La decisione finale è arrivata all’unanimità, ma dietro l’apparente compattezza della Giunta regionale si nasconde uno scontro politico che per settimane ha rischiato di trasformarsi in una vera crisi.
La guida del Niguarda, uno degli ospedali più importanti della Lombardia, era diventata il terreno della guerra ormai aperta tra l’assessore al Welfare Guido Bertolaso e Fratelli d’Italia. Alla fine è stata approvata la soluzione sostenuta dal partito di Giorgia Meloni: Alberto Zoli resterà fino al 31 dicembre come commissario straordinario, mentre Mario Melazzini assumerà la direzione generale da gennaio.
La nomina che ha bloccato la Giunta
Il problema non riguardava soltanto il nome del successore di Zoli, ma anche tempi e modalità del passaggio. Bertolaso aveva immaginato per il Niguarda un percorso diverso e aveva fatto pesare la propria posizione con un aut aut sostanzialmente inequivocabile: o si segue la linea dell’assessorato al Welfare oppure vengono meno le condizioni per proseguire.
Una prova di forza che ha irritato profondamente Fratelli d’Italia, già da tempo in contrasto con l’assessore sulla gestione della sanità lombarda. Il partito non ha accettato che una decisione di tale rilevanza venisse imposta senza una condivisione politica all’interno della maggioranza.
Bertolaso aveva pubblicamente indicato Melazzini come la persona più adatta a raccogliere l’eredità di Zoli. Il braccio di ferro si è però concentrato soprattutto sulla gestione della transizione e sugli equilibri complessivi delle nomine sanitarie.
Bertolaso perde il braccio di ferro
Il compromesso approvato prevede che Zoli, dimessosi per il raggiungimento dei 70 anni, accompagni gratuitamente il Niguarda fino alla fine del 2026. Solo con l’inizio del nuovo anno Melazzini entrerà pienamente in carica.
Formalmente si tratta di una scelta destinata a garantire continuità amministrativa. Politicamente, però, il significato è più netto: Fratelli d’Italia ha imposto la propria linea e Bertolaso ha dovuto accettarla.
Il presidente Attilio Fontana ha ricomposto lo scontro, ringraziando sia Zoli per il lavoro svolto sia l’assessore al Welfare per la gestione del passaggio. Parole istituzionali necessarie per certificare il ritorno all’unità, dopo settimane nelle quali la successione al vertice del Niguarda aveva paralizzato il confronto nella maggioranza.
Una tregua in attesa delle prossime nomine
La crisi di Giunta può dunque considerarsi rientrata, ma probabilmente soltanto per il momento. Entro il 31 dicembre scadranno infatti i mandati dei vertici delle ASST lombarde e dovrà essere definito un nuovo e ampio pacchetto di nomine.
Sarà quello il prossimo banco di prova nei rapporti tra Bertolaso e Fratelli d’Italia. La vicenda Niguarda ha dimostrato che il partito di maggioranza relativa non intende lasciare carta bianca all’assessore sulla sanità e che ogni decisione strategica dovrà passare anche da una trattativa politica.
Per ora Fontana ha evitato la rottura. La pace, tuttavia, somiglia più a una tregua: il confronto è soltanto rinviato alla prossima tornata di nomine.













