Villa Recalcati ricorda Carlo Lucchina: «Un manager rigoroso sempre dalla parte dei pazienti»

Villa Recalcati ricorda Carlo Lucchina: «Un manager rigoroso sempre dalla parte dei pazienti»
Una sala gremita per l’incontro dedicato all’ex direttore della Sanità lombarda. Intitolato alla sua memoria l’ufficio del direttore generale della Provincia.

VARESE – Non soltanto il dirigente che ha segnato un’importante stagione della sanità lombarda, ma l’uomo capace di costruire rapporti destinati a durare oltre gli incarichi. Villa Recalcati ha ricordato sabato 3 ottobre Carlo Lucchina, scomparso nel 2024, con una mattinata partecipata da rappresentanti delle istituzioni, medici, collaboratori e amici.

La sala era esaurita, con numerose persone in piedi e la sala consiliare collegata in videoconferenza per accogliere quanti non avevano trovato posto. L’incontro, intitolato “Carlo Lucchina. L’uomo oltre il manager”, è stato organizzato da Varese per l’Oncologia ODV, associazione presieduta da Lucchina fino alla sua morte.

L’ufficio del direttore generale porta il suo nome

La giornata si è aperta nei locali della Provincia dove Lucchina aveva lavorato. L’ufficio del direttore generale è stato intitolato alla sua memoria con una targa scoperta dalla moglie e dalla figlia.

Da Villa Recalcati era iniziata una parte decisiva della sua carriera istituzionale. Lucchina aveva poi guidato l’Ospedale di Circolo di Varese, prima di approdare ai vertici regionali. Dal 2003 al 2013 è stato direttore generale della Sanità di Regione Lombardia, diventando una delle figure più influenti nell’organizzazione del sistema sanitario regionale.

«Dietro l’apparenza burbera aveva un cuore tenerissimo»

La presidente di Varese per l’Oncologia, Nicoletta Caverzasio Ferloni, ha chiarito fin dall’inizio che quella di Villa Recalcati non voleva essere soltanto una commemorazione formale, ma soprattutto un incontro tra amici.

Ha ricordato il timore suscitato dall’arrivo di Lucchina alla presidenza dell’associazione e il suo modo diretto di rompere il silenzio durante una delle prime riunioni: «Ma voi mi sentite quando parlo o siete sordi?».

Dietro il carattere severo, ha spiegato, si nascondeva però una sensibilità profonda: «L’uomo che sembrava così burbero e duro aveva in realtà un cuore tenerissimo».

Il tratto più importante del suo lavoro rimaneva l’attenzione verso i pazienti, soprattutto quelli fragili. Anche nelle decisioni più complesse, Lucchina non avrebbe mai perso di vista il fatto che dietro organizzazioni, strutture e bilanci ci fossero persone da curare.

È questo, secondo Caverzasio Ferloni, il significato più autentico della targa: non un semplice ricordo, ma il richiamo a un modello di dirigente competente e rigoroso, capace di esercitare la propria responsabilità senza dimenticare la dimensione umana.

Giorgetti: «Un autentico servitore dello Stato»

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha scelto di intervenire soprattutto come persona che aveva conosciuto Lucchina negli anni Novanta, proprio durante l’esperienza in Provincia.

Il loro rapporto, nato da posizioni inizialmente differenti, si era trasformato in una relazione fondata sulla stima reciproca. Giorgetti ne ha ricordato il pragmatismo: Lucchina presentava i problemi avendo spesso già individuato una possibile soluzione.

Per definirne il profilo ha utilizzato l’espressione anglosassone civil servant, servitore dello Stato: «Ha servito enormemente bene la cosa pubblica nei diversi luoghi nei quali è stato chiamato».

La partecipazione alla cerimonia, secondo il ministro, rappresenta la conferma più evidente del prestigio conquistato da Lucchina. Giorgetti ha ricordato anche la loro ultima telefonata: nonostante la legge di bilancio fosse in preparazione, Lucchina gli aveva chiesto di trovare il tempo per partecipare al ventennale di Varese per l’Oncologia.

Fontana: «Non accettava che qualcuno rinunciasse alle cure»

Anche il presidente della Regione Attilio Fontana ha ripercorso una conoscenza iniziata ai tempi della Provincia e continuata durante gli anni trascorsi da Lucchina ai vertici della sanità lombarda.

Fontana ne ha sottolineato la conoscenza profonda del sistema, paragonandolo a Nicola Sanese: persone alle quali non era necessario anticipare l’argomento di una riunione, perché arrivavano già preparate nei dettagli.

Lucchina, ha ricordato il presidente, difendeva con convinzione il servizio sanitario pubblico ed era orgoglioso della sanità italiana e lombarda. La sua preoccupazione principale era che un cittadino potesse rinunciare a curarsi perché il sistema non era in grado di garantirgli assistenza. Per evitare questa eventualità continuava a lavorare, proporre soluzioni e offrire consigli anche dopo la conclusione degli incarichi ufficiali.

Il contributo durante la pandemia

Il presidente della Provincia Marco Magrini ha ricordato il forte legame tra Lucchina e Villa Recalcati, soffermandosi anche sull’aiuto offerto durante l’emergenza Covid.

Su quel periodo è intervenuto anche l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso, che ha rievocato l’organizzazione della campagna vaccinale del 2021. Insieme a Lucchina ed Enrico Pazzali trascorse numerose notti in videoconferenza, talvolta fino alle tre o alle quattro del mattino, per costruire rapidamente il sistema necessario a vaccinare gli anziani con più di ottant’anni.

Bertolaso ha ricordato un uomo determinato, con idee chiare e una conoscenza capace di incidere profondamente sull’organizzazione della sanità regionale.

Il mondo sanitario e istituzionale riunito a Varese

Alla commemorazione hanno partecipato, tra gli altri, il direttore generale dell’Asst Sette Laghi Mauro Moreno, il direttore sociosanitario Giuseppe Calicchio, il direttore generale di Ats Insubria Salvatore Gioia, il direttore sanitario Giuseppe Catanoso e la presidente della Scuola di Medicina dell’Università dell’Insubria Francesca Rovera.

Presenti anche il direttore della Chirurgia generale Eugenio Cocozza, il direttore della Terapia intensiva pediatrica Andrea Ambrosoli e numerosi medici che avevano lavorato con Lucchina.

Per le istituzioni sono intervenuti anche il sindaco di Varese Davide Galimberti, il prefetto Salvatore Pasquariello e il sottosegretario regionale Raffaele Cattaneo.

Una partecipazione ampia e trasversale che ha restituito la misura del lascito di Carlo Lucchina: quello di un manager esigente e competente, ma soprattutto di un uomo che aveva scelto di mettere la propria esperienza al servizio delle istituzioni e dei pazienti.

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