MEDIO VERBANO – «Non valete nulla, siete come vostro padre». Agli insulti sarebbero seguiti calci e schiaffi ai due figli, di 9 e 12 anni. Per questi fatti una donna di circa cinquant’anni è stata condannata a un anno e quattro mesi di reclusione per maltrattamenti in famiglia.
La sentenza è stata pronunciata dal gup Marcello Buffa al termine del giudizio abbreviato. Alla donna sono state riconosciute le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti e la pena è stata sospesa, ma a una condizione: dovrà partecipare a un corso di rieducazione e recupero per autori di violenze.
Il giudice ha inoltre riconosciuto ai due minori un risarcimento di 5mila euro ciascuno.
Il primo racconto e l’archiviazione
La vicenda, come riportano i colleghi de La Prealpina, si colloca tra il 2023 e il 2024, dopo la separazione dei genitori, entrambi italiani. Il primo fascicolo era stato aperto quando la bambina aveva raccontato al padre che la madre, davanti al suo rifiuto di fare la doccia, le avrebbe dato un calcio facendola sbattere contro un mobile.
Alla denuncia era seguito un incidente probatorio, con l’ascolto protetto dei due fratelli. In quella sede, tuttavia, entrambi i bambini non avevano confermato il comportamento violento della madre e il procedimento era stato archiviato.
Il biglietto consegnato al padre
Il caso è stato riaperto alcuni mesi più tardi. La bambina aveva lasciato al padre un biglietto nel quale raccontava di essere picchiata e offesa dalla madre. «Sei stupida come tuo padre, inutile cicciona» è una delle frasi che, secondo l’accusa, la donna avrebbe rivolto alla figlia.
La minore aveva poi confidato quanto accadeva anche a un’educatrice dei servizi sociali. Da quella segnalazione era partita una nuova indagine d’ufficio, durante la quale era stato ascoltato anche l’ex marito della donna.
Secondo la ricostruzione accolta dal giudice, entrambi i figli sarebbero stati bersaglio di sberle, spintoni e calci. In uno degli episodi contestati, durante una discussione, la bambina sarebbe stata presa a schiaffi, spinta a terra e infine colpita con una violenta pedata. Il comportamento della madre sarebbe stato spesso collegato all’abuso di alcol.
Le richieste in aula
Nel corso dell’udienza il pubblico ministero Mario Nicolini aveva chiesto una condanna a due anni di reclusione. La richiesta era stata condivisa dall’avvocato Vera Dall’Osto, legale di parte civile.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Cinzia Gerosa, aveva invece chiesto l’assoluzione. Il giudice ha pronunciato una condanna inferiore rispetto a quella proposta dall’accusa, disponendo la sospensione condizionale legata alla partecipazione al percorso di recupero.













