Livatino, il familiare incontra gli assassini del giudice: a Busto Arsizio un confronto dopo 36 anni

Livatino, il familiare incontra gli assassini del giudice: a Busto Arsizio un confronto dopo 36 anni
Giovedì 29 ottobre, in Tribunale, il primo incontro pubblico tra Salvatore Insenga, cugino del magistrato ucciso dalla mafia nel 1990, e Salvatore Calafato e Paolo Amico, condannati per il delitto. Un appuntamento dedicato alla giustizia riparativa, con la partecipazione dell'arcivescovo Mario Delpini.

BUSTO ARSIZIO – Trentasei anni dopo l’uccisione del magistrato Rosario Livatino, la sua storia torna al centro di un confronto che mette in dialogo la memoria della vittima, la responsabilità di chi ha commesso il delitto e la possibilità di affrontare le conseguenze della violenza. Giovedì 29 ottobre, alle 10, l’aula Falcone-Borsellino del Tribunale di Busto Arsizio ospiterà un incontro pubblico tra Salvatore Insenga, cugino e unico discendente in linea diretta del beato, e Salvatore Calafato e Paolo Amico, detenuti da 36 anni per l’omicidio del magistrato agrigentino.

L’iniziativa si inserisce in un percorso di giustizia riparativa, accompagnato dai mediatori del Centro Incontra di Bergamo. L’obiettivo è aprire uno spazio di ascolto e confronto su una ferita che non riguarda soltanto le persone direttamente coinvolte, ma anche la memoria collettiva e la storia della magistratura italiana.

A promuovere l’appuntamento è stato don David Maria Riboldi, cappellano del carcere di Busto Arsizio e fondatore della Cooperativa La Valle di Ezechiele.

Oltre la pena, il confronto con le conseguenze del delitto

Al centro dell’incontro ci sarà la figura di Rosario Livatino, il magistrato siciliano assassinato dalla mafia il 21 settembre 1990. La Chiesa cattolica lo ha proclamato beato nel 2021, riconoscendo il suo martirio in odium fidei, espressione latina che significa «in odio alla fede».

La sua vicenda rappresenta ancora oggi un riferimento per chi riflette sul rapporto tra giustizia, legalità, coscienza e responsabilità personale.

Il percorso di giustizia riparativa intende affrontare proprio le conseguenze del reato e le ferite che lascia nelle persone e nella comunità. Non si tratta di sostituire la pena o di cancellare quanto accaduto, ma di creare uno spazio nel quale sia possibile confrontarsi con la sofferenza provocata dal delitto e con le responsabilità che ne derivano.

La scelta di rendere pubblico un incontro finora riservato attribuisce all’appuntamento anche una dimensione collettiva: portare all’attenzione della società un’esperienza che interroga il significato della giustizia e il modo in cui una comunità affronta le conseguenze della violenza mafiosa.

In Tribunale l’icona del beato Livatino

La scelta del Tribunale di Busto Arsizio come sede dell’incontro ha anche un significato simbolico. Nel corridoio delle aule di giustizia è custodita un’icona del beato Rosario Livatino, benedetta due anni fa dall’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini.

Anche Delpini sarà presente all’appuntamento, tornando così in Tribunale per un’iniziativa che unisce la dimensione giudiziaria a quella umana e spirituale.

Livatino è stato inoltre proclamato patrono dei magistrati italiani dalla Conferenza episcopale italiana. La sua figura richiama un’idea di giustizia fondata sull’indipendenza, sul rigore professionale e sulla responsabilità morale di chi è chiamato ad applicare la legge.

Il magistrato siciliano, noto per il rigore con cui svolgeva il proprio lavoro e per la fede che accompagnava il suo impegno quotidiano, continua a essere ricordato come esempio di integrità nella lotta alla criminalità organizzata.

A moderare il confronto sarà Gianni Borsa

A guidare il dialogo sarà Gianni Borsa, giornalista e presidente dell’Azione cattolica ambrosiana, associazione alla quale Livatino era iscritto e nella quale partecipava attivamente.

L’incontro si propone come un momento di ascolto e assunzione di responsabilità, nel quale la dimensione personale della sofferenza incontra quella pubblica della giustizia.

Il confronto tra Insenga e i due detenuti si svolgerà nel rispetto della complessità di una vicenda segnata da un omicidio di mafia e dalle sue conseguenze. Una storia nella quale la pena inflitta dalla giustizia penale costituisce un elemento fondamentale, ma non esaurisce le domande sulla responsabilità e sulle ferite lasciate dal delitto.

A 36 anni dall’assassinio di Rosario Livatino, l’appuntamento di Busto Arsizio intende dunque aprire una riflessione sul significato della giustizia riparativa e sulla possibilità di affrontare, attraverso il dialogo mediato, le conseguenze di una violenza che ha segnato profondamente la storia italiana.

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